Transizione ecologica, la sfida della logistica nella riduzione delle emissioni
Cambiamento climatico e riscaldamento globale. I fenomeni ambientali che stanno avvenendo nell’ultimo periodo non lasciano dubbi sulla necessità di un cambio di paradigma nel modello di sviluppo economico; proprio per questo, si va nella direzione degli obiettivi posti dall’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), che tengono conto di diversi aspetti: ambientali, sociali e di governance. Per quanto riguarda l’ambiente, si cerca vuole ridurre l’impronta ecologica e promuovere schemi di un’economia sempre più circolare e sostenibile.
Non è un caso che nel contesto del Green Deal europeo, un insieme di iniziative politiche proposte dalla Commissione europea con l’obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, il pacchetto Fit for 55 definisce gli impegni intermedi degli Stati membri sulla strada del pieno raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Legge europea sul clima. Questi obiettivi prevedono un taglio del 55% delle emissioni da gas climalteranti entro il 2030, tramite misure specifiche da mettere in atto.
È così che si definisce “transizione ecologica” il processo che consente di passare da un modello economico e sociale basato sullo sfruttamento delle risorse ambientali a uno che le utilizza con consapevolezza: si tratta della base del modello di sviluppo, che ha come obiettivo la protezione e la valorizzazione del capitale naturale.
Verso la neutralità ecologica
Un contributo rilevante per la transizione dei sistemi economici verso la neutralità ecologica è dato dal settore manifatturiero; in particolar modo, la logistica e la gestione delle catene del valore rientrano tra le aree su cui intervenire per ottimizzare e ridurre le emissioni. Infatti, secondo quanto emerge dai dati dell’Unione Europea, nel 2021 il trasporto stradale ha prodotto il 72% del totale di gas serra prodotto dal settore dei trasporti, sia a livello di Unione Europea che a livello internazionale. In aggiunta, le emissioni di gas serra del settore dei trasporti sono aumentate di oltre il 25% rispetto ai livelli del 1990.
Ecco perché il settore dei trasporti deve affrontare sfide importanti che impongono una revisione dei processi. Le motivazioni? Il progresso tecnologico, i cambiamenti degli scenari geopolitici, gli impatti sul Pianeta… Per questo, molte organizzazioni stanno investendo in soluzioni ecologiche e sostenibili, nell’ottica di limitare gli sprechi e migliorare l’impatto ambientale. Si parla, così, di Green Logistics.
Possibili soluzioni per ridurre le emissioni inquinanti
Alcune delle soluzioni adottate per ridurre le emissioni di carbonio sono l’eliminazione della percorrenza a vuoto, che impatta in modo significativo sul costo chilometrico e sulle emissioni di gas, o la scelta di modalità alternative di trasporto, come quello ferroviario o marittimo. Si possono utilizzare, inoltre, mezzi a base emissioni, come quelli elettrici, a bio-metano o ad idrogeno (anche se sono meno diffusi).
Un’altra tendenza è quella della collaborazione: si possono aumentare i lotti e diminuire le frequenze di consegna; questo metodo consente alle aziende di ridurre il numero di trasporti, riducendo le emissioni di anidride carbonica, ma anche i costi.
L’interruzione delle catene di approvvigionamento, dovute agli effetti della pandemia e delle crisi geopolitiche, ha mostrato la vulnerabilità delle reti globali Anche adottare le nuove tecnologie per supportare i processi e potenziare rapidità, visibilità, trasparenza, è una soluzione sempre più adottata, perché consente alle aziende di pianificare per tempo, prevenire gli errori ed evitare le interruzioni della Supply chain.
Ottimizzare le tempistiche di trasporto e abbassare le emissioni rappresentano delle sfide che le aziende devono affrontare. Si devono quindi generare politiche e adottare misure innovative e sostenibili all'interno dell'impresa.

