Come evolve la logistica conto terzi in italia?
Non sono un fanatico dei numeri e delle statistiche, perché l’esperienza mi ha spesso dimostrato che le condizioni in cui vengono maturate le performance agiscono profondamente nel condizionare gli esiti di uno sforzo, e ritengo che l’abilità di chi gestisce e amministra risieda proprio nella capacità di indagare ed evolvere aspetti come questo, meno tangibili e misurabili della mera produttività.
Nonostante questo numeri e statistiche sono “fatti” messi affidati all’interpretazione di chi deve fruirne, e raccontano una realtà che, sebbene debba essere sempre a vari livelli decodificata, è oggettiva misura della bontà dei nostri sforzi, e non va in nessuna occasione trascurata.
Ritengo quindi interessante passare in rassegna una serie di dati sulla situazione della logistica italiana, con la volontà di delineare il panorama attuale senza alcuna pretesa di giudizio ma con la volontà fotografica di fissare il momento che stiamo vivendo.
Lo spunto per queste righe sono i dati relativi al settore pubblicati in una ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet" del politecnico di Milano, che si riferiscono al 2022, e sviscerano aspetti cruciali sia relativi alla direzione che sta prendendo la logistica nazionale, sia riguardo alle criticità che stiamo affrontando attualmente e alle scelte che stiamo compiendo per affrontarle e mitigarne gli effetti.
I Dati
Macroscopicamente i numeri delineano una realtà in salute, in evoluzione ed in crescita: nel 2022 il mercato è globalmente valso 92 mld di euro, attestandosi al +2,8% rispetto all’anno precedente (pre la verità funestato, seppur meno di altri settori, dal COVID e dall’insorgenza di altre, più attuali, emergenze).
Nonostante le continue dispute giudiziarie e sindacali inerenti il settore, cresce costantemente la terziarizzazione che, nel momento analizzato, rappresentava il 43,6% del valore totale, segnale che lascia presumere una filiera economicamente florida.
La crescita globale del settore cela però una realtà profondamente provata da problemi di redditività dovuti al costante aumento dei costi, dalla difficoltà di reperimento di spazi, vettori, competenze e risorse da destinare ad un ammodernamento giudicato ormai operativamente imprescindibile ma di difficile ottenimento.
Il problema costi
Preoccupante infatti è il costante aumento dei costi operativi, aspetto nel quale ha inciso pesantemente l’impennata del costo di approvvigionamento energetico, con un’erosione del fatturato dovuta a processi inflazionistici cresciuta del 5,2%.
Nel corso del 2021, il costo del diesel è aumentato del 13%, quello dell’energia elettrica del 13,5%, i canoni di locazione degli immobili del 3%.
Nel corso del 2022 ad accelerare l’impatto inflazionistico è stata l’energia elettrica che ha più che raddoppiato il proprio valore (+117%), impattando pesantemente sule Supply Chain più energivore.
Inutile rimarcare quanto il conflitto russo-ucraino abbia inciso del determinare questa deriva e quanto l’incertezza e le conseguenze scaturite faranno avvertire ancora a lungo la propria influenza, determinando le strategie che saranno adottate e le priorità in agenda.
Il settore trasporti è in questo momento sottoposto ad una prova cruciale: l’aumento dei costi relativi si è confermato in tutte le rilevazioni del 2022, con picchi a Marzo (+5,1%) giugno (+8,7% e Luglio (+9,2%).
In quest’ambito incidono molto pesantemente le oscillazioni del costo del carburante, ma anche il documentatissimo squilibrio tra domanda e offerta e la scarsa capacità operativa sempre più esasperata dalla mancanza di autisti.
Ormai inderogabile è la necessità di ammodernamento del parco mezzi immatricolati sul suolo nazionale, se non altro per osservare le disposizioni europee riguardo alla decarbonizzazione totale. Una questione da decenni derogata per ragioni di scarsa redditività, sempre più inesorabilmente inevitabile, e sempre più difficilmente sostenibile a livello economico visto il costante aumento dei costi.
Nell’ambito dell’intralogistica è invece centrale il tema del costo del lavoro, affiancato alla liminalità dell’inquadramento normativo degli appalti che regolano il rapporto tra grandi operatori e terze parti, così come il rapporto tra gli operatori di settore e le aziende di affiliazione.
Gli adeguamenti annuali di tale valore di circa l’1,5% l’anno previsti dal CCNL vigente, sono un dato di per se poco roboante, ma di rilevante impatto se si considera che nella maggior parte delle aziende operanti nell’ambito della intralogistica e delle operazioni di magazzino il valore del costo del personale rappresenta circa il 70% dei costi totali.
In generale il contenimento dei costi operativi rappresenta quindi la sfida principale di tutti gli operatori del settore, che sembrano aver individuato nell’implementazione tecnologica il propulsore utile a favorire l’incremento delle prestazioni, evidentemente la soluzione individuata per garantire la competitività futura delle aziende di settore: se non è possibile contenere il costo del servizio, si prevede di attrezzarsi per fornire un servizio migliore allo stesso costo.
Logistica 4.0
A suffragio di questa ipotesi sono i numeri, in costante crescita, relativi agli investimenti fatti nella direzione di quella che viene da più parti definita come “Logistica 4.0”, ovvero, al netto di una semplificazione piuttosto brutale, quelle iniziative intraprese al fine di ammodernare le proprie routine produttive, rendendo le operazioni svolte sempre più digitalmente documentabili e tracciabili
Le aziende italiane riconoscono nei precorsi di digitalizzazione una priorità inderogabile: il 72% degli operatori di settore ha realizzato almeno un progetto concernente l’implementazione di tecnologie destinate alla raccolta o alla gestione di informazioni digitali.
Le soluzioni adottate sono diverse: tra le più gettonate troviamo l’adozione di sistemi RFID o sensori destinati alla raccolta dati in modo automatico, in grado di inviarli ad un sistema informativo, API per scambiare dati tra sistemi informativi diversi, blockchain per notarizzare i dati raccolti, consentendo la certificazione delle informazioni.
In continua crescita anche gli investimenti destinati all’automazione, se è vero che il progetti nell’ambito sono aumentati del 32%, siano essi destinati all’implementazione di magazzini automatizzati o sull’allestimento di flotte robotizzate per la movimentazione dei materiali.
Il 14% delle imprese dichiara poi di aver investito in analisi dati implementando software big data che, nei casi più avanzati, consentono di aggregare e organizzare moli di dati, produrre previsioni con artificial intelligence o simulazioni basate su dati real-time, applicare concetti di digital twin al processo logistico consentendo di valutare diversi scenari in fase di forecasting.
Automazione e tracciabilità digitale sono quindi le strade più battute per implementare le prestazioni ottimizzando costi e riducendo i rischi, fornendo un servizio sempre più documentato, puntuale e di qualità superiore.

