Nel 2016 continua la crisi delle scorte
I retailer stanno affrontando un grosso dilemma: c’è necessità di scorte per attrarre la clientela, ma al contempo non c’è un’adeguata rotazione.
Prologis Inc. il pù grande possessore di magazzini del mondo, ha toccato un record di profitto nell’ultimo trimestre. Tale valore di fatturato, pari a 602 mio$ e in crescita del 18% rispetto all’anno precedente, si accompagna ad una crescita degli affitti di magazzini. Il tasso di posti vacanti in magazzino nelle maggiori città degli Stati Uniti sta al di sotto del 5% e il surplus di scorte sta caratterizzando tutti i retailer.
Nel mentre però, la domanda dei consumatori rimane sempre alta eliminando, quindi, una possibile spiegazione a questo aumento dello stock.
Probabilmente quindi la crisi delle scorte del 2016 è legata ad altri fattori rispetto alla semplice domanda globale della supply chain.
Domanda
Mentre la volatile domanda dei clienti in sé non spiega la crescita delle scorte, al contrario una possibile motivazione è individuabile nel comportamento del consumatore. Grazie ad aziende come Amazon, i clienti d’oggi hanno uno standard estremamente elevato quando si parla di disponibilità dei prodotti, scelta e servizio. Lo stock out, in particolare, uccide la customer loyalty. Gli acquirenti cambiano facilmente retailer o anche semplicemente un brand se quello che cercano non è disponibile. Allo stesso modo, anche se un prodotto risulta disponibile, ma un negozio/magazzino non è in grado di spedirlo rapidamente, il cliente tenderà a fare scelte differenti.
Per la maggioranza dei retailer, l’elevata aspettativa dei clienti è stata un messaggio di allerta. I grandi marchi solitamente non sono equipaggiati per cambiare rapidamente le loro operation. Così, al fine di non perdere quote di mercato, molti di loro compiono un semplice passo, ovvero il tenere molta merce a stock. Ma mentre questa strategia aiuta sicuramente ad evitare la rottura di stock, essa non aiuta realmente ad aumentare il livello di servizio. In più costa molto.
Ma come si fa ad avere la certezza che il proprio prodotto arrivi rapidamente dal magazzino al cliente? Come si può garantire che i consumatori abbiano un’ampia scelta senza ammassare tutti i prodotti in un centro distributivo? Come si può fornire un adeguato servizio di reso che non occupi tempo a valore aggiunto e risorse?
La crisi delle scorte del 2016 riflette un conflitto. I rivenditori sono alle prese con la forte innovazione spinta dalle aziende che si occupano di tecnologia e i conseguenti cambi di aspettativa dei client. E sicuramente il prendere una decisione è meglio che non prenderne affatto, ma le conseguenze di scelte errate per un lungo periodo possono essere pericolose, come mostra appunto la crescita delle scorte e l’elevata saturazione dei magazzini.
Il riscoperto potere del cliente
È un mercato degli acquirenti...
L’incredibile sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha messo infinite possibilità a portata di mano del cliente, permettendogli di fare acquisti attraverso qualsiasi canale.
La competizione sulla base del prezzo, dovuta alla facile comparazione dei prezzi ha portato una minor profittabilità nell’offerta di beni, specialmente se si parla di commodity. Il declino della brand loyalty ha portato i rivenditori a doversi adeguare nel cercare di fornire un elevatissimo livello di servizio.
In più, i client omnichannel (ovvero coloro che sono soliti acquistare tramite diversi canali) spendono dal 15 al 30% in più rispetto agli acquirenti tradizionali. Sempre riferendosi al mercato USA, nonostante il commercio online rappresenti ancora una piccola parte del totale, in termini percentuali si è passati dall’1,6% del Q1 2003 al 4,9% nel Q1 2012.
Per i rivenditori, questo ha forti implicazioni: dato l’aumento delle vendite online, l’ammontare del fatturato aumenterà ancora maggiormente. In altre parole, se i rivenditori falliranno nel fornire una buona customer experience e l’integrazione di diversi canali, allora perderanno tanto più fatturato quanto maggiore sarà il cambiamento degli orizzonti.
Fullfillment
Quindi qual è la corretta azione da intraprendere? Potrebbe non esserci una soluzione unica che funzioni per ogni rivenditore. Al variare del marchio, del prodotto e dei consumatori, i rivenditori potrebbero dover implementare differenti strategie. Ma al fine di fare ciò, una cosa fondamentale sarà il dotarsi di una infrastruttura estremamente flessibile.
Al giorno d’oggi, la flessibilità della supply chain è garantita al meglio attraverso la tecnologia.
Nordstrom (una catena di grande distribuzione organizzata statunitense ndr.) ha recentemente acquisito una quota di minoranza di DS Co., un’azienda di supply chain basata sul cloud. La motivazione alla base di questo acquisto è stata la volontà di effettuare spedizioni dirette al cliente in maniera più semplice. La spedizione diretta è un modo intelligente di ridurre l’onere delle scorte.
I rivenditori non hanno quindi bisogno di possedere direttamente le scorte in magazzini estremamente costosi e centri distributivi, ma al contrario, nel momento in cui un cliente acquisterà un bene, lo riceverà direttamente dal venditore. Le chiavi per ottenere ciò sono velocità e accuratezza. Il tempo di consegna dal momento dell’acquisto deve essere breve al fine di compensare la bassa gratificazione caratterizzante questo tipo di acquisti legata al non immediato possesso del bene.
E allo stesso modo i dettagli della consegna, come il corretto indirizzo, il rispetto dei tempi, il pagamento e la gestione dei resi, dovranno essere favorevoli per il cliente.
Una piattaforma di supply chain cloud-based permette rapidità e agilità gestendo perfettamente il flusso di informazioni tra le varie parti coinvolte - il rivenditore, il venditore, la società di logistica, etc; una rapida e accurata comunicazione risulta fondamentale quando si tratta di sofisticate operazione di evasione ordini.
Anche se la crisi delle scorte continua, sarà interessante osservare quanti retailer continueranno a premere sull’ampliamento dello stock e sul pagamento di affitti maggiori e quanti invece troveranno modi più smart per assecondare i bisogni del cliente minimizzando i costi.

