Supply chain: 4 tendenze innovative nel mondo della formazione
Allo stesso modo di come cambiano le metodologie formative e di come si evolvono le necessità legate al mondo della Supply Chain, così, nel tempo, cambiano i modi in cui gli studenti percepiscono l'insegnamento logistico. Il panorama educativo, in questo ambito, appare nel 2016 molto diverso rispetto ad appena 10 anni fa.
A tal proposito, di seguito, verranno brevemente descritte quattro tendenze chiave a cui i manager della Supply Chain e i loro impiegati dovranno prestare attenzione negli anni a venire.
Il "Matrimonio" tra College e Fornitori Terzi
Da anni, le aziende uniscono i loro sforzi con gli istituti di istruzione per provare a sviluppare programmi di formazione su misura. È stato però il Pennsylvania State University's Smeal College of Business a rompere gli schemi nel 2015 quando ha unito le proprie competenze con la CorpU of Mechanicsburg, Pa, al fine di creare un nuovo programma di apprendimento focalizzato sulla Supply Chain.
Tale idea di collaborazione si è basata sulla crescente domanda in questo campo da parte delle aziende, le quali sempre più cercano di ottenere una forte integrazione, su scala globale, all'interno della filiera. I due enti hanno operato con l'obiettivo di reinventare l'insegnamento dell'Università per adattarlo ad una piattaforma di tipo virtuale.
La piattaforma, attiva dall'inizio del 2015, "è stata molto apprezzata dalle aziende", dice Todd – CEO di CorpU , e l'interesse maggiore è da parte di tutte quelle aziende che già da tempo investivano risorse per permettere ai loro dipendenti di seguire corsi di formazione e aggiornamento.
In termini di infrastruttura, la piattaforma è stata costruita dalla CorpU e popolata dai contenuti forniti dalla Penn State, la quale ha adattato il proprio materiale didattico al modello di istruzione che la CorpU aveva ideato, sicuramente differente dai convenzionali metodi di insegnamento. Ciò che è stato ottenuto risulta essere quindi un prodotto all'avanguardia, di cui le aziende hanno bisogno e che le stesse imprese possono adottare in maniera rapida e semplice.
Corsi "massivi" Online
Il primo Massive Open Online Course, o "MOOC", ha fatto la sua apparizione nello scenario educativo nel 2008 come modello di insegnamento online per tutte quelle persone interessate a seguire dei corsi, ma senza obbligo di frequenza.
Questi spazi di apprendimento non hanno solamente eliminato i limiti sul numero di studenti che possono assistere ad un corso, ma hanno anche aiutato a creare un metodo di insegnamento, valido per qualunque disciplina – incluso l'insegnamento riguardo la Supply Chain, estremamente scalabile e conveniente.
I MOOCs hanno cambiato il modo in cui può essere erogato l'insegnamento, in quanto uno studente non ha l'obbligo di assistere a una lezione di fronte all'insegnate, ma può sfruttare il servizio in maniera frammentata. In questa maniera, ad esempio, un professionista di settore che non ha la possibilità di assentarsi per un certo periodo di tempo dal mondo del lavoro, ha l'opportunità di ottenere una laurea studiando nel tempo libero. Il vantaggio di tale strumento risiede quindi proprio nel suo elevato livello di flessibilità.
Nonostante resti il fatto che non tutto possa essere appreso online, il MOOC può essere un valido sostituto per una buona parte delle lezioni frontali; continua ad esistere infatti, a fianco della costante crescita della pura didattica online, anche una didattica mista (in parte online e in parte di classe). Questa metodologia di insegnamento permette di ottenere le competenze tecnico-analitiche online, lasciando alla lezione frontale l'insegnamento dei metodi di comunicazione, delle tecniche di team-building o l'analisi di casi studio.
Una maggior spinta verso la formazione online
Don Klock, professore di Supply Chain Management alla Rutgers Business School, guardandosi attorno in ambito supply chain vede un settore che, seppur una volta riluttante verso le piattaforme virtuali e maggiormente favorevole ad una tipologia di insegnamento frontale con interazioni di classe, negli ultimi anni ha significativamente modificato la propria opinione tanto che oggi si può notare una forte spinta verso la formazione online.
Tale tendenza, "la si può notare anche solo accedendo al proprio account Gmail; sono un uomo di Supply Chain e Google lo sa grazie ai miei cookies. Ogni volta che mi collego, ricevo un annuncio per una nuova offerta formativa da parte di qualche istituzione", afferma Klock.
Guidata in parte dalle aziende, che necessitano di opzioni didattiche più semplici, economiche ed accessibili e parzialmente dalle scuole che stanno rispondendo a questa richiesta, la spinta verso l'insegnamento online è quindi tutt'altro che intenzionata a diminuire.
Una obiezione che qualcuno potrebbe muovere contro questa tipologia di insegnamento riguarda la possibilità, garantita invece dalla formazione "offline", di allargare la propria rete di contatti.
Sarà possibile ricreare un tale ambiente anche online? A dispetto di ciò, Klock risponde in maniera affermativa, portando come esempio il social network LinkedIn: "nonostante le classi fisiche restino comunque più interattive di quelle virtuali, quest'ultimo è sempre più vicino a diventare un hub di rete". Inoltre Klock aggiunge che un professionista con esperienza nella supply chain, che conduce corsi di formazione superiore, avrà già probabilmente un solido network di contatti. Come risultato, utilizzando piattaforme di questo tipo, non vi sarà più una forte necessità di entrare in un nuovo ambiente per raccogliere biglietti da visita e allargare la propria rete.
Dalle conoscenze tecniche alle soft skills: l'evoluzione dell'insegnamento della Supply Chain
Gli istituti di formazione che operano in ambito Supply Chain sono diventati più efficienti nello sviluppare curricula focalizzati su competenze tecniche e funzionali. Ora però, ai professionisti della Supply Chain è chiesto di assumere ruoli di leadership esecutiva, prendersi responsabilità di team, gestire il budget e gli impatti delle proprie azioni. "Questo implica un set di competenze molto differente rispetto a chi un tempo si basava unicamente su abilità tecniche e funzionali" sottolinea Eshkenazi, CEO al Chicago-based APICS.
A livello organizzativo le imprese usano programmi di job rotation e di sviluppo della leadership. I primi danno proprio alle persone coinvolte una prospettiva trasversale lungo l'interezza della supply chain e aiutano a capire i vari aspetti caratteristici dell'organizzazione. Inoltre, attraverso questa esperienza, gli impiegati sviluppano anche un certo numero di relazioni e possono apprezzare in modo tangibile ciò che ogni funzione svolge all'interno dell'organizzazione.
Il messaggio restituito da queste iniziative è quello di sostenere come non si debba guardare ai diversi rami della supply chain come se fossero a sé stanti, ma come se facessero parte di un'unica singola attività. Tutto ciò però deve prescindere dalle competenze tecniche che vengono insegnate.
Ecco che quindi dal lato accademico della questione, come afferma Eshkenazi, gli istituti di formazione stanno mettendo una grande enfasi nell'aiutare gli studenti a sviluppare competenze di management avanzate con l'idea di riuscire a colmare il gap fra il "libro" e la pratica. Ed è proprio con questo proposito che tramite una partnership con l'American Society of Transportation and Logistics (AST&L), per esempio, APICS sta investendo in un nuovo programma focalizzato su logistica, trasporti e distribuzione. La logistica, infatti, è proprio un campo della Supply Chain che sta avendo un forte sviluppo e per tale motivo merita particolare attenzione da parte degli enti di formazione.
Questi sono solo quattro esempi di come la formazione si sta evolvendo per incontrare i crescenti bisogni della supply chain e per creare un ponte che colmi i gap richiesti per portare le organizzazioni ad un livello di performance superiore.
È un'area dinamica e i professionisti si aspettano di vedere ancora più novità dal 2016 in avanti.

