Le supply chain sono ancora vulnerabili: come reagiscono le aziende?
Negli ultimi anni, le catene di approvvigionamento globali sono state fortemente messe alla prova e hanno mostrato significative vulnerabilità. La diffusione del fenomeno del Covid-19 ha contribuito a causare interruzioni di produzione e dei trasporti, seguiti da congestioni nei porti e carenze di manodopera. In aggiunta, eventi come l’inflazione dei costi energetici e le tensioni geopolitiche hanno ulteriormente compromesso la stabilità delle supply chain. Questi fattori hanno portato le aziende a ripensare le proprie strategie di business, virando verso una produzione più localizzata e digitalizzando i processi.
Tuttavia, le catene di fornitura globali risultano ancora vulnerabili e, in questo scenario, molte aziende sembrano esitare nell’investire in misure di resilienza a lungo termine. È quanto emerge dall’ultimo rapporto McKinsey intitolato Supply Chains: Still Vulnerable, condotto tra i dirigenti senior del settore delle forniture di diversi settori e aree geografiche, secondo cui problematiche di questo tipo sono ormai diventate la norma. 9 aziende su 10 riportano difficoltà nelle supply chain ed emergono lacune nelle capacità delle organizzazioni di individuare e mitigare i rischi.
Eppure, secondo i risultati della ricerca, le strategie stanno evolvendo: il 73% degli intervistati riferisce progressi nel dual-sourcing, mentre il 60% sta regionalizzando la propria supply chain. Dunque, il divario più grande potrebbe trovarsi all’interno delle organizzazioni: pochi responsabili delle supply chain intervistati ritengono che i loro Consigli di Amministrazione abbiano una conoscenza approfondita dei reali rischi di una catena di fornitura poco presidiata e di quanto pianificazione di lungo periodo potrebbero agevolare i processi e aumentare l’efficienza.
Progressi nella pianificazione e gestione del rischio
Oltre al miglioramento delle strategie, le persone intervistate segnalano anche progressi negli sforzi per migliorare l’intelligence della supply chain, la pianificazione e la gestione del rischio. La quota di intervistati con visibilità completa dei loro fornitori di primo livello ha raggiunto il 60%. Oltre tre quarti delle aziende ritiene di avere sufficienti capacità interne per gestire il rischio, insieme a efficaci strutture decisionali.
Due terzi degli intervistati dichiara progressi nell’adozione di sistemi di pianificazione e programmazione avanzata (APS), che sono strumenti chiave della trasformazione digitale. Questi sistemi permettono una pianificazione più accurata, una reazione più rapida agli imprevisti e una valutazione di vari scenari, migliorando così la resilienza complessiva.
La crescita della resilienza nella supply chain rallenta
Nonostante alcuni progressi, la percentuale di intervistati che implementano strategie di dual-sourcing, regionalizzazione o nearshoring è rimasta invariata negli ultimi due anni, mentre gli investimenti nella digitalizzazione si sono stabilizzati dopo una crescita rapida tra il 2020 e il 2023. Nonostante due terzi delle aziende stiano investendo in sistemi APS, solo il 10% ha completato l’implementazione. Inoltre, un terzo degli intervistati non dispone di business case chiari e il 15% dichiara che questi sistemi non sono stati efficienti nel raggiungimento degli obiettivi aziendali.
Inoltre, mentre cresce la pressione per una maggiore trasparenza, spinta dalle nuove normative che richiedono conformità agli standard ambientali e sui diritti umani, la percentuale di aziende con una buona visibilità è diminuita di sette punti percentuali per il secondo anno consecutivo.
C’è un altro ostacolo alla trasformazione della supply chain: la carenza di competenze, specialmente digitali. Il 90% delle aziende coinvolte segnala una carenza di persone con skill adeguate per sostenere i propri obiettivi di digitalizzazione, evidenziando un bisogno urgente di investire nello sviluppo delle conoscenze in questo ambito per mantenere il passo con l’evoluzione digitale.
Che direzione prendere?
In merito alle competenze, le aziende che si affidavano alle assunzioni dall’esterno ora stanno puntando verso lo sviluppo del personale interno per costruire una capacità a lungo termine. Inoltre, il rapido avanzamento degli strumenti digitali sta aprendo nuove opportunità per la pianificazione e la gestione del rischio. Per questo, è utile adottare sistemi di Intelligenza Artificiale (AI), i quali sono in grado di analizzare un ampio spettro di dati da fonti diverse nell’ottica di anticipare i potenziali rischi.
Infine, all’interno dei contesti aziendali, i responsabili delle supply chain sono chiamati a rafforzare il dialogo con i vertici sui rischi relativi alla supply chain. Alcuni stanno adottando misure proattive, come aggiornamenti regolari al Consiglio di Amministrazione e la condivisione di report specifici, integrando l’analisi dei rischi nei processi decisionali e di pianificazione delle operazioni.
