Confindustria definisce la strategia per lo sviluppo logistico nazionale
Il 23 Gennaio a Roma si è tenuto l’evento “Industria, trasporti, logistica e infrastrutture: insieme per la competitività del Paese”, organizzato da Confindustria con l’obiettivo di definire le strategie utili a rafforzare le connessioni europee e di affermare un nuovo ruolo dell’Italia come ponte tra Nord Europa e Mediterraneo.
Oltre al presidente di Confindustria Carlo Bonomi sono intervenute figure di spicco sia del mondo politico, sia di quello industriale, quali Matteo Salvini, Luigi Ferraris, (Amministratore Delegato Gruppo FS Italiane), Massimiliano Salini, (membro Commissione TRAN del Parlamento Europeo), Amedeo Teti (Capo Dipartimento per le Politiche e per le Imprese del Ministero delle Imprese e del Made in Italy), Salvatore Deidda, (Presidente IX Commissione permanente della Camera dei Deputati -Trasporti, poste e telecomunicazioni) e Guido Ottolenghi (Presidente Gruppo Tecnico Logistica e Trasporti di Confindustria).
Il convegno è stato un’occasione per analizzare il momento vissuto dalla logistica nazionale e per definire i macro obiettivi strategici ed infrastrutturali in maniera congiunta, tra industria e logistica, candidando quest’ultima come un fattore di competitività per il settore manifatturiero.
“Occorre uscire dall’ottica in cui logistica e trasporti sono considerati solo come un costo e non, come sarebbe corretto pensare, come un asset competitivo su cui far leva”.
Il trasporto merci e la logistica rappresentano un settore definito “a domanda derivata”: dalla domanda di beni (in termini di approvvigionamento, produzione, vendita e consumo) dipende la necessità di servizi di trasporto, dai quali deriva a sua volta l’aumento delle esigenze infrastrutturali.
I numeri sviscerati ed analizzati durante l’evento parlano di un settore con un tasso di crescita ben superiore a quello del PIL, trainato dal dilagante orientamento all’export sopraggiunto nell’intero sistema economico durante il corso dell’ultimo triennio.
Un Paese al centro del traffico merci internazionale
Settore in crescita ma non “in salute”, come testimoniato dall’ampio spazio dedicato alle criticità da superare per consentire all’Italia di sfruttare appieno la propria posizione geografica di ponte tra l’Europa continentale ed il Mediterraneo.
Il nostro Paese è il crocevia di 4 corridoi strategici per l’Europa: Mediterraneo, Reno-Alpi, Scandinavo-Mediterraneo e Baltico-Adriatico. Questo dovrebbe consentirgli di candidarsi come uno snodo fondamentale sul fronte del commercio internazionale, mentre i dati citati raccontano di un comparto troppo costoso e poco efficiente come testimoniano il 19° posto nella classifica mondiale del Logistic Performance Index, elaborato dalla Banca Mondiale (Germania, Olanda e Belgio sono fra le prime sei) ed il 14° posto nella classifica del Liner Shipping Connectivity Index, che misura la competitività del sistema portuale e logistico.
Esistono differenze geografiche rispetto alla lista delle priorità stilate: se nella parte settentrionale della penisola l’aera nevralgica da potenziare sono i valichi alpini, utili a consentire un migliore collegamento con il traffico comunitario, nella parte meridionale del paese la priorità è investire in maniera consistente sull’intermodalità, utile a garantire alle merci uno sbocco meridionale verso il Nord Africa e le altre rotte mediterranee.
La strategia di sviluppo individuata prevede una migliore e più coordinata programmazione degli interventi infrastrutturali da calendarizzare, l’efficientamento delle regolamentazioni dei contratti pubblici, lo snellimento della burocrazia relativa ed il potenziamento del sistema portuale ed aeroportuale.
Un piano in 8 punti chiave
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I VALICHI ALPINI
La prima area di intervento individuata riguarda la gestione dei valichi alpini, potenziale porta di collegamento verso l’Europa continentale delle merci provenienti dal mediterraneo. Nel convegno è stata denunciata la mancanza di una visione condivisa e la necessità di potenziamento coordinato di un impianto infrastrutturale dal quale già transita il 60% degli scambi commerciali nazionali, ma che ha potenziale per accrescere notevolmente la propria centralità a livello comunitario;
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INTERMODALITÀ
Il secondo step riguarda il potenziamento dell’intermodalità, potenziando il sistema portuale, ferroviario , ma anche e soprattutto interportuale. Le carenze in quest’ambito sono il primo fattore a determinare uno sfavorevole rapporto qualità/prezzo delle alternative al trasporto stradale;
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TRASPORTO MARITTIMO
Il terzo passo è il potenziamento del trasporto marittimo. Le priorità in quest’ambito sono la definizione di una strategia industriale orientata alla semplificazione burocratica attraverso percorsi di digitalizzazione, e la necessità di investimenti;
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TRASPORTO AEREO
Qui le priorità individuate riguardano lo snellimento delle procedure doganali, la digitalizzazione dei sistemi logistici aeroportuali ed il potenziamento dei canali di collegamento degli aeroporti con le infrastrutture inerenti le altre modalità di trasporto;
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DIGITALIZZAZIONE
Aspetto oggi indispensabile all’evoluzione di qualsiasi sistema industriale. L’obiettivo fissato è il crescente utilizzo degli strumenti di analisi dati, il potenziamento della Cibersecurity, l’implementazione delle IA, dei Big Data oltre all’utilizzo di sistemi Black Chain per garantire e certificare il flusso;
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GREEN LOGISTIC
Altro obiettivo fissato è la necessità di una maggiore sensibilità ambientale. Si è sottolineata innanzi tutto la drammatica necessità di ammodernamento del parco mezzi circolante specialmente su strada. Si è ribadito il caposaldo della neutralità tecnologica, chiamando l’infrastruttura logistica a garantire reperibilità ed approvvigionamento anche dei carburanti più innovativi. Si è discusso della necessità di autoproduzione ed autoconsumo energetico inerente il fabbisogno generato dagli immobili logistici, segnalando la necessità di sostenere le aziende nei processi di ammodernamento infrastrutturale.
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IL CAPITALE UMANO
Grande rilievo è stato dato alla questione riguardante il capitale umano. Al centro del dibattito non c’è stato soltanto il tema delle delle nuove competenze digitali necessarie ad un settore da sempre refrattario nei confronti della sofisticazione, ma anche quello della formazione specifica e del reperimento di maestranze sempre più a lungo vacanti. Il comparto logistico, più di altri settori, presenta consistenti difficoltà di bilanciamento vita/lavoro, e la mancanza di candidature, specialmente in certi ruoli (vedi la situazione autisti) è già considerata emergenza e fattore di rallentamento dello sviluppo del settore. Le previsioni per il futuro evidenziano la prospettiva di un aggravio di questa criticità, ed è prioritario intervenire per garantire basi solide su cui sviluppare i progetti di potenziamento.
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ASPETTI BUROCRATICI E NORMATIVI
Risulta infine imprescindibile un intervento sul fronte burocratico e normativo. Prioritario è lo snellimento degli adempimenti imprescindibili per l’accesso agli appalti pubblici. “Oltre a garantire un’adeguata dotazione di infrastrutture, questi devono anche assicurare servizi che le rendono pienamente fruibili da chi le utilizza. A tale scopo, le procedure burocratiche devono essere semplificate e digitalizzate, i vincoli obsoleti ed i colli di bottiglia rimossi”. è stata infine invocata una revisione dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, oltre alla ridefinizione del suo ambito di competenza e del suo finanziamento che coinvolge eccessivamente le imprese del settore logistico.

