In luglio maxi sequestri della Guardia di Finanza per evasione fiscale nella supply chain
Le notizie si rincorrono e si accavallano: il 2 Luglio la Guardia di Finanza di Lodi ha decretato un sequestro di 84 mln di Euro presso la filiale italiana di Gxo, multinazionale del settore logistico balzata agli onori delle cronache per le sperimentazioni in corso riguardanti l’effettuazione di delivery attraverso l’utilizzo di droni volanti.
il 19 luglio le cronache riferiscono di un’indagine in Piemonte riguardo ad un’evasione di quasi 100 ml di Euro tra i più grandi nomi della logistica nazionale e globale: Amazon, GLS, SDA…
Le cronache di questi giorni confermano di fatto il dumping che i grandi player nell’ambito della Supply Chain operano all’interno del settore, costringendo larghe parti della filiera (coinvolte tra l’altro con vincoli e dinamiche oltre i limiti imposti dalle normative) a costi e pratiche difformi da quanto indicato dalle leggi vigenti.
Lo scopo è sempre quello di risparmiare, erogando servizi sempre più onerosi in termini di performance richieste, a costi impossibili da ottemperare in maniera virtuosa, costringendo tutta la galassia di aziende terze coinvolte nella filiera (ed i relativi dipendenti) ad omologarsi al sistema creato, pur di sopravvivere (sotto responsabilità propria).
L’inchiesta di Milano
Il sequestro preventivo è scaturito dall'inchiesta dei pm di Milano Paolo Storari e Valentina Mondovì, che hanno ordinato diverse perquisizioni nelle province di Milano, Monza, Novara e Piacenza presso gli impianti delle imprese coinvolte e le conseguenti notifiche di informazione di garanzia per la responsabilità amministrativa legata ai presunti reati commessi dai dirigenti della committente (appunto la Gxo).
Oggetto dell’indagine è una complessa frode fiscale derivante dell'uso da parte della Gxo di fatture per operazioni inesistenti a fronte della stipula di contratti d'appalto fittizi al posto di contratti di somministrazione di manodopera.
Altra declinazione di quei “serbatoi di manodopera” attraverso i quali le grandi aziende si garantiscono tariffe particolarmente competitive sul mercato, appaltando irregolarmente le attività di manovalanza a cooperative e altre società.
L’ipotesi di reato ha entità sconcertanti: globalmente si suppone siano state emesse ed utilizzate fatture false per un ammontare di oltre 380 milioni di Euro (!!!).
"I rapporti di lavoro con la società committente sono stati 'schermati' da consorzi e cooperative filtro, che a loro volta si sono avvalsi di diverse cooperative e società aventi la mera funzione di serbatoio di manodopera, le quali avrebbero sistematicamente omesso i previsti adempimenti tributari, previdenziali e assistenziali”.
L’inchiesta di Torino
Oggetto del provvedimento in questo caso sarebbe un’evasione fiscale dell’entità di quasi 100 milioni di Euro, oltre all’implementazione di un sistema lesivo dei diritti e dei guadagni di chi, operativamente, esegue le consegne di delivery;
Dall’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla procura di Torino, emergerebbe (qualora le accuse fossero confermate) l’ennesima realtà sconcertante e l’ennesima gestione senza scrupoli, praticata da colossi del settore su scala vastissima stabilendo di fatto, sulla base di vantaggi competitivi illeciti, un target price in grado di spingere “fuori dal mercato” qualsiasi azienda osservante le normative in maniera dovuta e corretta.
Da quanto rivelano le cronache sul libro degli indgati ci sarebbero almeno 27 manager di assoluti Top Player del mondo e-commerce e dei corrieri ad essi asserviti (i nomi emersi sono Amazon, GLS, SDA…) per pratiche perpetrate a partire dal 2019 (!!!).
Questo dato è di per se avvilente, perché in un lasso di tempo tanto grande il danno e l’erosione fatta ai danni dei competitors più virtuosi è gigantesco…
L’ipotesi di reato indagata dai PM Marco Gianoglio e Giulia Marchetti riguarda l’eventuale creazione di “modelli di evasione fiscale” presso due Società denominate Postalcoop e Cargo Broker (eroganti più o meno direttamente servizi di delivery), attraverso i quali “agevolare lo sfruttamento dei lavoratori”, attraverso l’attuazione di pratiche di concorrenza sleale.
Secondo quanto sospettato un consulente tributario con l’aiuto di altri specialisti (tutti indagati), avrebbe impostato un sistema per l’emissione di fatture inesistenti finalizzate all’ottenimento di compensazioni non dovute su imposte e contributi.
Oltre a questo sarebbero stati compilati bilanci “privi di attendibilità e viziati da poste fittizie” e “dichiarazioni fiscali fraudolente” e sarebbe stato contratto oltre il lecito il costo del personale, ingaggiato tramite ditte esterne rispetto alle committenti e quindi con stipendi più bassi e diritti scarsamente garantiti.
La gravità degli interventi tardivi
Chi scrive nel 2019 lavorava con profitto per aziende oggi chiuse a seguito della perdita dei propri appalti chiave per problemi di costo, contestate dalle committenze per il fatto che sul mercato si trovavano alternative più economiche.
Queste sono “quelle alternative”, e chissà in quanti di noi operatori del settore (ed in quanti modi), avremo pagato sulla nostra pelle il prezzo di queste sfrontate gestioni, in grado di “dopare” qualsiasi KPI.
Mentre ufficialmente si discute su quanto la famigerata Logistica 4.0 (e 5.0) sia effettivamente diffusa e sostenibile nel paese, le cronache giudiziarie continuano a rivelare realtà moralmente sconcertanti ed economicamente distorcenti il mercato di un settore nevralgico.
Da ogni aspetto del mondo Supply Chain continuano ad emergere evidenze del tutto note agli operatori del settore, ma troppo tardivamente investigate dagli organi competenti.
Le mille pratiche illecite che ogni giorno vengono diffusamente compiute nella gestione delle attività logistiche derivano dalla volontà di “dopare” il sistema guadagnando leadership di costo fondamentalmente a discapito del rispetto di varie categorie di normative (quelle sulla gestione e l’inquadramento del personale, quelle sulla tracciabilità della filiera e sulle condizioni di trasporto e stoccaggio delle merci, quelle sulla sicurezza solo per citare i tre esempi più conosciuti e facilmente individuabili da qualsiasi operatore dell’ambito).
Il fatto che questi illeciti vengano indagati con anni di ritardo rispetto all’insorgenza delle pratiche contestate, genera rabbia ed indignazione, perché (nel caso in cui le accuse mosse venissero confermate dagli organi deputati a farlo) nel frattempo si è lasciato a Società senza scrupoli e senza merito di guadagnare enormi volumi di attività, a discapito proprio dei competitori più virtuosi,
Chi rispetta integralmente le regole affronta maggiori costi proprio al fine di rispettare le normative vigenti, e si vede spinto fuori dal mercato, o, perlomeno, costretto a lesinare sulla qualità di servizio (perdendo comunque competitività commerciale) proprio per il diffondersi di “male pratiche” evasive di oneri e costi, ben schermate dal punto di vista delle responsabilità e troppo a lungo tollerate.
