Alluvione in Emilia Romagna: conseguenze per logistiche e supply chain
L’alluvione che ha recentemente colpito l’Emilia Romagna, oltre al carico di lutti ed emergenze che ha coinvolto la popolazione residente, ha portato con se una serie di situazioni critiche per tutta la logistica nazionale. Le ripercussioni più dirette si avvertono sul territorio, ma la lunga coda delle conseguenze scaturite si è dipanata, nel corso delle ultime settimane, su tutto il flusso delle merci in transito dalla zona, e parte di queste impiegherà ancora diverso tempo prima di poter dichiarare finalmente ristabilita la normalità.
Sono diversi i livelli che sono stati interessati da questa grave emergenza. Nelle prossime righe approfondiremo solamente alcuni di questi, con l’intento di evidenziare come tutto il tessuto produttivo nazionale faccia parte dello stesso sistema, che, in maniera organica, entra in sofferenza nel momento in cui una parte di esso viene interessato da una catastrofe di queste dimensioni.
La logistica e le catene di approvvigionamento, essendo parte integrante ed indispensabile del sistema citato, sono uno tra gli aspetti più interessati da fenomeni di questo tipo, occupandosi appunto di veicolare le merci dalle aziende produttrici verso le grandi tratte internazionali, ed, in senso inverso, di recapitare le merci provenienti da tutto il globo verso ogni singolo consumatore.
La logistica emergenziale:
Il primo livello di questa emergenza riguarda la sicurezza dei cittadini, e su questo non si discute.
In seconda battuta sono appunto le aziende presenti sul territorio a manifestare le necessità più stringenti. Ogni settore industriale sta ancora stimando i danni portati dall’alluvione alla propria attività.
A livello mediatico è molto esposto il settore agricolo, con colture devastate dalla piena dei fiumi ed asfissiate dall’allagamento dei campi. Ma qualsiasi hub esistente nella zona afflitta dall’alluvione ha subito la stessa sorte, dalle fabbriche ai centri di distribuzione, passando per le rimesse dei veicoli destinati al trasporto delle merci stesse.
La quasi totalità dei materiali e delle dotazioni allocate sul territorio è stato travolto e sommerso dalle ondate di acqua e fango, con tutta la serie di conseguenze che questo comporta: la compromissione e la perdita di una percentuale elevatissima dei materiali stoccati nei magazzini; il danneggiamento, spesso irreparabile, dei macchinari e dei vettori destinati alla produzione ed al trasporto delle merci; il danneggiamento infrastrutturale diffuso, che comporta interruzioni stradali e ferroviarie, oltre all’inagibilità di molti edifici.
Nei giorni immediatamente successivi all’esondazione dei fiumi diversi paesi sono rimasti letteralmente isolati, raggiungibili solamente dai mezzi anfibi o volanti della protezione civile. Oltre a ciò, anche nelle zone non allagate, ma interessate dalle diverse frane causate dal dissesto geologico generato dalle piogge, la circolazione stradale impiegherà molto tempo prima di essere ripristinata.
Diversi i poli logistici designati o allestiti appositamente per la gestione dell’emergenza. Il principale è il CERPIC: il Centro Logistico di Protezione Civile di Ferrara, creato nel 2021 e destinato al pronto intervento idraulico e di prima assistenza. Il centro è dotato di attrezzature e mezzi speciali per le emergenze idrauliche, quali mezzi anfibi, gruppi elettrogeni, torri faro, pompe elettriche e a motore, materiali per il ripristino degli argini, panne oleoassorbenti e moduli abitativi e sanitari di emergenza.
In un luogo attiguo è stato allestito anche l’Hub logistico gestito da Emergency, destinato alla gestione ed alla distribuzione di tutti gli aiuti per la popolazione in arrivo dai canali di beneficenza attivatisi a seguito della tragedia: generi alimentari, prodotti per l’igiene della persona, power bank, prodotti per la pulizia e lo sgombero ed attrezzature specialistiche (dai semplici stivali e tira acqua a pompe di sollevamento, idrovore e bobcat con pala).
L’emergenza rifiuti:
Con il passare dei giorni, come stiamo verificando attraverso le notizie che giungono dalla zona, l’emergenza logistica sta virando verso lo sgombero delle aree devastate, da liberare da detriti e rifiuti accumulatisi nelle strade in attesa di essere trasportati e smaltiti altrove. I rifiuti, estratti dagli edifici nelle operazioni di bonifica, rimangono esposti agli agenti esterni rappresentando, ogni giorno che passa, un rischio sanitario sempre più consistente, aggravato dalla possibile contaminazione delle falde acquifere derivante dall’allagamento.
Si stimano a oltre 100.000 le tonnellate di materiali da rimuovere dalle zone colpite, per un volume equivalente a quello di un palazzo di 25 piani sviluppato su un’area grande quanto un campo da calcio. Per gestire il problema la Regione ha emanato una serie di deroghe atte ad agevolare lo sgombero e lo smaltimento, abilitando eccezionalmente alle operazioni mezzi ed aree non iscritti allo specifico albo.
Il gruppo Hera ha messo in campo una task force dedicata con oltre mille uomini e 250 mezzi al lavoro per accelerare le operazioni. Se per lo sgombero si stimano circa due settimane di attività ininterrotta, per lo smaltimento degli stessi ci vorranno dai quattro ai sei mesi.
Nel contempo sono state attivate campagne vaccinali straordinarie atte a schermare la popolazione, ma anche gli operatori coinvolti nelle operazioni di soccorso e ripristino, dal rischio di contrarre le più comuni infezioni derivanti dai rischi sanitari generatisi a seguito dell’alluvione.
Conseguenze infrastrutturali:
Come sottolineavamo inizialmente però, una catastrofe di questa portata comporta una serie ulteriore di conseguenze, alcune per la verità già superate, su tutta la filiera logistica e del trasporto in ambito nazionale e non solo.
Nei giorni immediatamente successivi al disastro il sistema trasporti è letteralmente collassato dinnanzi all’impossibilità di transito da diverse delle aree interessate, e dalla difficoltà di stimare i tempi dell’impresa. Il traffico ferroviario è stato interrotto, mentre quello stradale, fortemente rimaneggiato a livello infrastrutturale, si è paralizzato sia a seguito delle numerose arterie chiuse o intransitabili, sia a conseguenza dei treni dirottati o cancellati.
Anche il traffico aeroportuale si è congestionato a causa sia delle cancellazioni derivanti dagli aeroporti rimasti coinvolti, sia a causa della crescente richiesta di servizi, conseguenza delle difficoltà incorse al transito stradale e ferroviario.
Sia il trasporto persone che il trasporto merci sono rimasti coinvolti, generando una congestione che solo settimane dopo l’esplosione dell’emergenza accenna a riassorbirsi.
A quanto raccontato si aggiungono dei rischi per quanto concerne la sicurezza degli operatori coinvolti nelle operazioni di consegna presso le zone alluvionate: il sindacato degli autotrasportatori dell’Emilia Romagna ha chiesto di fermare le consegne dell’ultimo miglio per questa ragione, ritenendo che la mancata sospensione delle stesse nelle zone coinvolte comporti un grave rischio per la sicurezza degli operatori, oltre che un intralcio per le operazioni di sgombero e soccorso.
Il sindacato si interroga se la puntualità delle consegne possa valere più della sicurezza dei lavoratori. Ovviamente no, ma il tema, sollevato provocatoriamente, è attuale e stimolante. Se da un lato si può considerare superfluo in situazioni emergenziali il normale funzionamento dei sistemi di delivery, non si può prescindere dal considerare una necessità essenziale un servizio che, per la popolazione colpita, diventa irrinunciabile proprio in situazioni come questa, dove la mobilità risulta limitata da cause di “forza maggiore”.
Conseguenze produttive:
Ma la catena di conseguenze non si arresta con il calare del livello dell’acqua: la quasi totalità delle aziende manifatturiere della zona tra Cesena, Forlì e Ravenna è rimasta irraggiungibile per giorni.
Il presidente di Confindustria Romagna Roberto Bozzi ha sottolineato come anche chi sia stato risparmiato dalla furia dell’acqua, debba comunque affrontare consistenti difficoltà logistiche: dalle dinamiche di raggiungimento dei posti di lavoro, alla gestione e la programmazione delle attività di spedizione merci e di approvvigionamento. Ogni aspetto della logistica delle aziende del territorio è rimasto colpito dalle conseguenze dell’alluvione.
Ma mentre le difficoltà derivanti dai danneggiamenti infrastrutturali verranno assorbite in un tempo che possiamo definire breve, le conseguenze alle produzioni avranno ripercussioni che si avvertiranno anche sul medio e sul lungo periodo.
Basti pensare al mercato delle sementi, o comunque a quello ortofrutticolo, settori strategici per l’economia della zona, che dovranno fronteggiare l’impatto dei raccolti andati perduti rischiando rotture di stock che potrebbero abbattersi su tutta la filiera.
Le operazioni di ripristino avranno costi ingenti e tempi lunghi, che motiveranno sia le filiere produttive che quelle distributive a studiare soluzioni e percorsi alternativi con il rischio di indebolire ulteriormente le economie e le possibilità di recupero delle aziende del territorio.

