Produttività al picking: tempo netto o tempo lordo? Questo è il dilemma
“To be, or not to be, that is the question” - William Shakespeare -1602
Se dovessimo "pesare" l’attenzione che dedichiamo ai diversi processi dell’intralogistica, il picking si aggiudicherebbe senza dubbio la medaglia d’oro. Le ragioni sono ben note: la maggior parte degli investimenti logistici – in termini di risorse, tecnologie e automazione – viene storicamente destinata proprio a questo processo. Il picking è infatti riconosciuto come un elemento cruciale per garantire l’efficacia del livello di servizio al cliente.
Per questo motivo, indipendentemente dalla complessità del magazzino, il desiderio di misurare con precisione la produttività del picking è una costante. Tale produttività è il risultato del sistema nel suo insieme – persone e contesto operativo – ed è spesso sintetizzata da una frase semplice ma efficace:
“Più velocemente e con meno errori si riescono a prelevare i prodotti richiesti, maggiore sarà la produttività.”
Questo principio non è banale: l’efficienza del picking ha un impatto diretto sulla capacità della logistica di soddisfare rapidamente le richieste dei clienti. Ecco perché, nella lunga storia dell’intralogistica, si è sempre cercato di incrementare la produttività di questo processo. Tuttavia, la vera sfida rimane comprendere come misurare correttamente l’indicatore di produttività.
La formula di base è ben nota: un rapporto tra la quantità di azioni eseguite (numeratore) e il tempo impiegato per eseguirle (denominatore).
Per quanto riguarda il numeratore, i parametri comunemente utilizzati includono:
- Numero di righe d’ordine prelevate
- Numero di pezzi prelevati
- Numero di colli o unità di carico movimentate
Il vero nodo, però, è la misurazione del tempo. Il tempo è la nostra risorsa più preziosa, ma anche una delle più difficili da gestire in ambito logistico.
Una domanda fondamentale da porsi è:
Quando iniziamo e quando terminiamo realmente la misurazione del tempo impiegato nel picking?
È chiaro che molte attività vengono eseguite prima dell’avvio e dopo la conclusione del cronometro. Tuttavia, se queste azioni non sono conteggiate, rischiamo di generare un’illusione di produttività. La differenza tra tempo lordo (che include tutto) e tempo netto (che considera solo una parte del processo) può infatti creare una discrepanza significativa nella valutazione dell’efficienza reale.
Diventa quindi essenziale definire con precisione:
- Quali attività sono incluse nel tempo di picking
- Se vengono considerate anche le operazioni accessorie, come l’avvio dei sistemi informatici o la preparazione dei materiali tecnici necessari
Solo con questa consapevolezza è possibile interpretare correttamente i dati raccolti. In caso contrario, si corre il rischio di sovrastimare la produttività, ignorando una parte importante del lavoro realmente svolto dagli operatori.
Per concludere, Esiste un modo oggettivamente “migliore” per misurare il tempo da inserire nella formula della produttività nel picking?
La risposta non è univoca. La vera differenza la fa la consapevolezza del perimetro temporale considerato: se il tempo misurato include o esclude attività realmente svolte. Se decidiamo di escludere alcune fasi, è fondamentale rendere trasparente questa scelta e allocare il tempo non conteggiato in altre voci operative, per evitare distorsioni nell’analisi delle performance.
In definitiva, non si tratta tanto di scegliere tra tempo lordo o tempo netto, ma di sapere esattamente cosa stiamo misurando e perché. Solo così potremo avere un indicatore di produttività che sia davvero utile per migliorare i processi e valorizzare il lavoro delle squadre operative.

