L’IT per la ceramica Made in Italy
Numeri positivi per l'export della ceramica italiana. Un trend da consolidare anche con gli strumenti dell'automazione.
Mai così positivo l'export della ceramica made in Italy, che lo scorso anno ha sfondato con esportazioni nell'ordine dei 320 milioni di metri quadri (+1,8%) e vendite per 81 milioni di metri quadri sul mercato nazionale (-0,3%). Un trend che ha fatto lievitare, quasi automaticamente, le entrate dei produttori.
Ad acquistare volentieri le nostre ceramiche non sono solo gli statunitensi e gli asiatici ma, per fortuna, anche numerosi paesi europei con una crescita a doppia cifra - dalla Spagna al Regno Unito, dai Paesi Bassi alla Grecia. Determinante anche la ripresa in Germania, in grado di compensare la caduta simmetrica del nostro primo mercato di sbocco, la Francia.
«È un segnale importante» - spiega il presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli. «Per un settore come il nostro, che esporta l'80% della produzione, è cruciale mantenere questi successi oltreconfine».
Sembrerebbe che tutto proceda per il meglio, ma non è del tutto vero. Alla corsa dell'export continua a fare da contraltare la debolezza del mercato interno, causata essenzialmente dallo stop dell'edilizia degli ultimi anni. Tuttavia, se il calo delle vendite di piastrelle in Italia è stato meno che proporzionale, lo si deve alla capacità innovativa dei produttori - soprattutto attraverso la creazione di un mix di formati, spessori, colori e caratteristiche in grado di ampliare le possibilità di utilizzo del prodotto, sfruttando le piastrelle per ogni ambiente interno o rivestimento esterno. Innovazioni che portano a produrre, per esempio, lastre lunghe oltre tre metri, oppure spesse appena tre millimetri, tutti prodotti chiaramente costosi.
«Tutti noi sappiamo bene che per competere occorre innovare - spiega Borelli - e investire è la chiave per avere prodotti innovativi e fabbriche più efficienti».
Ma l'innovazione non può e non deve essere legata solo al prodotto, ma anche ai modi di produzione. L'uso di tecnologie che facilitano e rendono più snelli i processi produttivi sono uno strumento chiave per tagliare costi, sprechi e valorizzare concretamente gli andamenti positivi di mercato.
Proprio questo ha premiato e aiutato in questi anni le aziende più virtuose del settore ceramico, che hanno continuato a investire non solo nella valorizzazione delle gamme di prodotto, ma anche nelle tecnologie software di supporto alla pianificazione e programmazione dei processi. Attenzione che ha portato diverse aziende del settore ceramico ad affidarsi a sistemi ICT di planning e scheduling, in grado di andare incontro a una serie di criticità che il nuovo scenario competitivo ha amplificato.
«Nello scenario odierno, quello dell'Industria 4.0 – spiega Fabrizio Arnaldi di Plannet – le tecnologie ci permettono di immergerci in uno scambio continuo di informazioni tra macchine intelligenti, sistemi energetici e persone. Tutto questo vuol dire gestione e monitoraggio in real time del processo produttivo, riduzione degli sprechi e ottimizzazione dell'organizzazione del lavoro».
«Uno dei nostri clienti, Florim Ceramiche SpA si inserisce a pieno titolo tra le protagoniste di questo scenario, grazie ai numerosi e costanti investimenti in ricerca e innovazione. Non a caso occupa da più di 50 anni una posizione di consolidata leadership nel panorama mondiale dell'industria ceramica. Per il miglioramento dei suoi processi di Supply Chain Planning & Scheduling la Florim Ceramiche si è affidata al nostro software Compass 10, che garantisce all'utente flessibilità operativa e rapidità di risposta, caratteristiche essenziali – conclude Arnaldi - per un'efficace implementazione in azienda e per l'ottenimento dei benefici e dei risultati attesi dal progetto».
Innovazione, dunque, che non sia solo di prodotto ma anche nella gestione della supply chain, per essere sempre più performanti in un contesto di mercato sempre più orientato al livello di servizio con una domanda che, nel tempo, si è andata caratterizzando con l'incremento dell'ampiezza del mix, la riduzione dei volumi specifici e tempi di consegna sempre più ristretti.

