Produttività e redditività d’impresa
In un precedente articolo e facendo seguito a un rapporto redatto dal Centro Studi Ucima (2014) avevamo mostrato la relazione fra dimensioni d’impresa e produttività.
Il rapporto documenta che la crescita del fatturato aziendale porta con sé un aumento consistente della produttività.
Ripetiamolo, contrariamente a quanto molte volte asserito: piccolo non è bello; le imprese di piccole dimensioni, molte volte sottocapitalizzate, non riescono a creare un sufficiente flusso di cassa per sviluppare innovativi progetti di miglioramento.
Recentemente (2016) l’ISTAT ha diffuso i confronti di produttività nel periodo 1995 – 2015 (intesi come tassi di variazione medi annui in percentuale) fra l’UE28 e l’ITALIA rispettivamente dell’1,6% e dello 0,3%.
Stiamo parlando di produttività del lavoro definita come valore aggiunto per ora lavorata derivante, per l’Italia, riporta incrementi medi del valore aggiunto dello 0,5% e aumento delle ore lavorate dello 0,2%.
Anche in questo caso dobbiamo derivare il differenziale di produttività dalla dimensione d’impresa e all’effetto che la congiuntura ha determinato su imprese fragili quanto a capacità d’innovazione prodotto- processo.
Gli indici di produttività definiscono la misura dell’efficienza delle operazioni dell’azienda e quindi è facile intuire che la redditività d’impresa è strettamente connessa alla sua produttività.
Il ROI come tradizionale misura della redditività è influenzato dagli effetti della produttività sul costo del venduto e dalla riduzione del capitale investito (scorte e impianti la cui dimensione è influenzata dai metodi di gestione e dai progetti d’innovazione).
La ricerca di un migliore posizionamento delle aziende italiane a livello internazionale dipende dal contributo delle risorse e competenze interne alla generazione di un vantaggio competitivo basato su aumento della produttività e valore del prodotto che si accompagni alla crescita dimensionale delle aziende.

