Appalti logistica GDO: aperto il “Vaso di Pandora”?
Si è parlato molto a fine Giugno del maxisequestro di quasi 48 milioni di Euro disposto dalla Guardia di Finanza ai danni di Esselunga, un colosso della Grande Distribuzione nazionale, accusato di frode fiscale. Nel mirino dell’inchiesta, i rapporti tra le società committenti ed i partner logistici, nella fattispecie una galassia di cooperative, affiliate spesso a grandi consorzi, cui viene affidata la movimentazione della merce in transito dai Centri di Distribuzione della Società.
L'inchiesta del pm Paolo Storari, nell'ambito del fenomeno della somministrazione illecita di manodopera avrebbe portato alla luce “una complessa frode fiscale caratterizzata dall'utilizzo di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti e dalla stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della normativa di settore, che ha portato all'emissione e al conseguente utilizzo di fatture inesistenti per un ammontare complessivo di oltre 221 milioni di euro, più Iva superiore a 47 milioni di euro”.
Sebbene il sequestro abbia dettato enorme scalpore, e di conseguenza lo storytelling sulla vicenda si sia sviluppato esclusivamente attorno al marchio già citato, è opportuno segnalare che l’indagine abbraccia almeno altri 15 top player della nostra grande distribuzione, e riguarda aspetti strutturali del settore fondamentali, quali il rapporto tra grandi aziende di settore e le terze parti che operano per loro conto.
In sostanza i PM, risalendo la filiera della manodopera, hanno rilevato che i rapporti di lavoro fossero spesso schermati da grandi consorzi, i quali a loro volta si avvalessero di cooperative “serbatoio” che hanno sistematicamente omesso il versamento dell'Iva e, nella maggior parte dei casi, degli oneri di natura previdenziale e assistenziale.
Ritengo sia importante distinguere due diversi aspetti di questa vicenda, perché credo siano profondamente diverse le implicazioni che ne derivano:
Se, da un lato, tramite l’utilizzo delle cooperative fossero stati compiuti illeciti amministrativi quali l’omesso versamento dell’IVA o quant’altro, ovviamente esistono responsabilità oggettive e documentabili che giustificano in maniera ampia l’intervento effettuato, e determinano certamente una condotta esecrabile da parte sia delle committenti, sia delle terze parti coinvolte.
Personale di terze parti: è somministrazione illecita?
D’altro canto nei comunicati stampa riguardo all’indagine sono frequenti i riferimenti ad una “somministrazione illecita di personale”, allo “sfruttamento sistematico dei lavoratori” ed all’utilizzo illecito di Società “serbatoio”. Sicuramente esiste un aspetto puramente comunicativo, frutto della retorica sindacale intransigente che da sempre si occupa di queste dinamiche in ambito di Supply Chain.
Ma il tema è più che serio: sono innegabili sia una responsabilità oggettiva sia una solidale che legano il rapporto tra le committenti ed i lavoratori di terze parti che operano in spazi e veicolano merci di loro proprietà. Siamo certi però che non sia pertinente, né lecito, per un grande operatore della GDO, demandare a terzi la gestione della movimentazione del proprio flusso, e che i lavoratori che fisicamente si occupano di questa attività debbano obbligatoriamente essere direttamente alle dipendenze della committenza?
Le società “serbatoio”, così come vengono definite, rappresentano una fetta enorme del panorama logistico nazionale, ed a livello concettuale svolgono un servizio specifico, di cui le aziende della GDO hanno necessità e si avvalgono. Il core business di Esselunga è comprare merci e rivenderle, non il trasporto ed il carico e scarico delle stesse. Ed apparentemente è del tutto lecito che questo venga fatto avvalendosi di società specializzate nell’ambito, che mettono a disposizione la propria forza lavoro a questo scopo.
Le indagini in corso, e le risalenti battaglie sindacali compiute sia dalle sigle firmatarie del contratto nazionale, sia dagli autonomi, minano alle fondamenta questo modello, sancendone apparentemente di fatto la fraudolenza.
Come accaduto nel 2021 per DHL infatti, è già nota la volontà di diverse società coinvolte di assorbire il personale oggetto della vertenza assumendolo direttamente.
Secondo il Corriere della Sera, infatti, a fine Luglio, a seguito di una richiesta pendente di amministrazione giudiziaria avanzata dalla Procura, Esselunga ha ottenuto “in via eccezionale” un inedito “contraddittorio partecipato con la società al fine di monitorare i progressi di legalizzazione“: Praticamente Esselunga si sarebbe impegnata con il Tribunale ad assumere circa tremila lavoratori, “reinternalizzando le attività sinora affidate all’esterno”. Precedentemente questo era avvenuto solo dopo il commissariamento. Ma Esselunga avrebbe deciso di anticipare il provvedimento, definendo la manovra una “eccezionale applicazione, in assenza di fondamento normativo”. In questo modo la Procura riuscirebbe a ottenere “dall’azienda una immediata risposta sul piano della volontà della (ri)legalizzazione“.
Risposta che, nel caso di Esselunga, si concretizza appunto nell’impegno a regolarizzare i lavoratori delle coop tramite l’assunzione diretta.
Stando a quanto riportato dal Corriere anche altre aziende coinvolte nelle inchieste sono in procinto di avvallare manovre del tutto analoghe: il Gruppo Cegalin starebbe per assumere 200 persone destinate alla pulizie degli alberghi, Brt, Geodis e DHL oltre mille lavoratori a testa…
Considerazioni
Non mi è chiaro come l’assunzione diretta dei lavoratori possa di fatto porre automaticamente fine alle dinamiche di sfruttamento, e tantomeno come questo possa mendare eventuali responsabilità pregresse, aspetto questo che lascia supporre anche una certa “coda di paglia” da parte delle Committenti, a quanto pare tutt’altro che ignare di eventuali condotte illecite perpetrate dalle cooperative oggetto dell’inchiesta.
Ed a ben pensarci il punto è propri questo, e questo l’aspetto che fa più rabbia: la cosiddetta “somministrazione di manodopera” è illecita ed illegale se effettuata per occultare tutti o parte degli oneri amministrativi obbligatori, a discapito dei lavoratori che certamente, in questi casi vengono sfruttati.
Se le grandi aziende decidono di terziarizzare tutta o parte della propria Supply Chain per occultare dei costi sfruttando il filtro della responsabilità di terze parti, magari persino fittizie, finiscono soprattutto per affossare un settore intero composto anche di aziende e reti aziendali virtuose, già relegati ai limiti (o persino fuori) dal mercato a causa del perpetrare reiterato delle stesse dinamiche fraudolente e risapute, a discapito dei lavoratori e delle aziende stesse.
E non scontato è l’esito della sfida che attende le Committenti stesse: assorbire operativamente il maggior costo derivante dalla corretta osservazione delle normative, senza di fatto scaricarlo sul costo finale dei prodotti movimentati e venduti.
Ovviamente l’intento è quello di aumentare l’efficienza di lavoratori ed attività considerati poco o scarsamente organizzati dalle delle terze parti, attraverso il controllo diretto e l’inquadramento delle operazione all’interno di routine più efficienti e tecnologicamente più avanzate.
Ma siamo certi che tra le motivazioni che determinavano l’occultamento dei costi attraverso pratiche illecite non ci fosse anche l’impossibilità di operare nella legalità a causa dell’estrema compressione dei budget imposti dalle committenze stesse attraverso pratiche di dumping?

