Madonna del Granduca - Raffaello Sanzio
Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 - Roma, 1520), Madonna del Granduca, Firenze, Palazzo Pitti, Sala di Saturno.
Il dipinto, un olio su tavola di piccole dimensioni (misura in altezza poco più di 80 cm e in larghezza poco più di 50), fu eseguito dal giovane Raffaello nel 1506, nel suo periodo fiorentino (1504-1508).
Deve la denominazione Madonna del Granduca alla predilezione che verso di esso ebbe il Granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena (1769-1824) che ne venne in possesso nel 1799, quasi tre secoli dopo la sua esecuzione. Ferdinando era nato a Firenze, ma la casata cui apparteneva era un ramo cadetto della dinastia degli Asburgo (quello dei Lorena, appunto), che, a seguito di un complicato gioco dinastico e politico, si era insediata nel Granducato nel 1737, dopo la morte dell'ultimo discendente dei Medici. I Lorena governarono da Palazzo Pitti il Granducato di Toscana fino il 1859.
Negli appartamenti reali di quel palazzo, nella Galleria Palatina si trova oggi il più importante nucleo di opere di Raffaello al mondo, testimonianza sia dell'intensa attività fiorentina dell'Urbinate, sia delle acquisizioni effettuate nel corso dei secoli. E fu grazie al suggerimento dell'allora direttore delle Gallerie Fiorentine, Tommaso Puccini, che il Granduca lo acquistò molto probabilmente da privati e fu catturato dalla sua grazia. Egli amava a tal punto quella dolce immagine che non se ne separò mai, portandola con sé sin da quando, proprio nell'anno in cui ne entrò in possesso, fu costretto dalla conquista napoleonica del Granducato in temporaneo esilio a Vienna.
Raffaello di Urbino, pittore e architetto tra i più rappresentativi del Rinascimento maturo, deve la sua fama soprattutto alla grazia all'equilibrio e all'armonia delle sue composizioni e alle sue dolci Madonne, certamente tra le più belle della sua epoca. La Madonna del Granduca fu una delle prime di una lunga serie che comprende capolavori come, la Madonna della Seggiola o la Madonna del cardellino o ancora La Madonna Sistina. La sua natura, sensibile alla tenerezza e alla grazia, lo spinse a sviluppare il tema delle Madonne con una sensibilità particolare che incantò i contemporanei.
Il dipinto è semplice, chiaro e di facile lettura, ma particolare. Raffaello è riuscito a dare vita a un'immagine archetipica della maternità e della dolcezza, fondendo la fisicità della donna-madre e del bambino col modello ideale di riferimento della Madre divina.
L'originalità di Raffaello consiste nell'aver interpretato in modo nuovo la razionalità della pittura fiorentina, unendola ad una grazia espressiva e compositiva che affascina sempre lo spettatore. Egli, ad esempio, usa con una nuova maturità il 'chiaroscuro' che rende la plasticità dell'immagine, facendo ruotare con una spirale appena accennata le figure affettuosamente unite della Madre e del Bambino. In tal modo reinterpreta la lezione di Leonardo da Vinci e di Michelangelo Buonarroti, impegnati proprio in quegli anni a Firenze nei disegni preparatori per realizzare due affreschi ispirati alla storia fiorentina, nella Sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio.
Lo sfondo scuro da cui emerge la figura della madre col Bambino fu molto probabilmente dipinto in un secondo tempo. Le indagini radiografiche effettuate mettono in evidenza, infatti, uno strato di pittura precedente, coperto poi dal fondo nero, dipinto ai lati della Madonna col Bambino. Originariamente l'immagine era inserita, con molta probabilità sullo sfondo di un paesaggio rischiarato da un cielo luminoso. La rinuncia a tale paesaggio fu però una scelta felice in quanto consente alle due figure di acquisire maggiore autonomia e dà loro volume e plasticità. Anche l'ombreggiato e la luminosità della veste furono aggiunti probabilmente più tardi sempre per ottenere lo stesso effetto. La composizione ha una struttura architettonica semplice e lineare, inserita com'è in uno schema geometrico triangolare che chiude in un unico blocco le figure: le forme salde, eppure morbide, sono inserite in una studiatissima composizione sulla base di un disegno preciso e una peculiare geometria delle forme.
Pochi anni dopo il periodo fiorentino Raffaello e Michelangelo si incontrarono di nuovo a Roma, dove Michelangelo era impegnato a dipingere il soffitto della Cappella Sistina. Vedendo il grande maestro al lavoro, Raffaello cambiò il proprio stile conferendo ai suoi personaggi maggiore dinamicità, oltre che grandezza e dignità. Fu durante il periodo romano, a servizio dei pontefici Giulio II della Rovere (1503-1513), prima e Leone X de' Medici (1513-1521) poi, che Raffaello creò le sue opere più famose, ritenuti capolavori assoluti del Rinascimento: i grandiosi affreschi negli appartamenti papali, si pensi solo a quelli delle stanze di rappresentanza e dei locali adibiti a biblioteca e studio del pontefice come la Stanza della Segnatura con l'affreschi tra i quali spicca "la scuola di Atene" (1510). Si dice che Giulio II, quando vide il primo lavoro di Raffaello ne fu tanto entusiasta da licenziare tutti gli altri pittori che erano stati chiamati per la decorazione di quegli ambienti.
È di quel periodo un'altra celeberrima Madonna, la cosiddetta Madonna Sistina, una pala d'altare commissionata da Giulio II per il la chiesa dell'Abbazia di San Sisto a Piacenza e oggi conservata nella Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, un grande dipinto, molto diverso nella struttura compositiva e nell'impianto dalla Madonna del Granduca, ma che ne conserva la dolcezza nei volti delle figure femminili e in quelli dei celebri angioletti che tutti noi vediamo un po' ovunque riprodotti in stampe e oggetti di uso quotidiano.
Raffaello morì a 37 anni, il venerdì Santo nel 1520, per eccessi amorosi, secondo il Vasari o forse per una febbre malarica. La sua morte gettò tutti nello sconforto. Fu sepolto, come egli stesso aveva chiesto, nel Pantheon, in un antico sarcofago, fra i grandi.
di Annett Schotte
Di nazionalità tedesca, da 11 anni naturalizzata italiana in quanto, spinta dalla sua passione per l'arte, ha deciso di vivere dapprima in Sicilia per poi stabilirsi in Toscana. Professione: Guida turistica abilitata per Firenze e Provincia
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Madonna del Granduca Die Kleine Madonna; Florenz, Palazzo Pitti, Sala di Saturno
Raffael, auch Raffaello Sanzio 1483 Urbino - 1520 Rom; Maler und Architekt der Hochrenaissance
Raffael erlangte vor allem für seine harmonischen und ausgewogenen Kompositionen und lieblichen Madonnenbilder Berühmtheit. Neben seiner Laufbahn als Maler in Florenz und am päpstlichen Hof in Rom wurde er auch Bauleiter des Petersdoms und Aufseher über die römischen Antiken.
In seiner ersten künstlerischen Schaffensperiode in Florenz von 1504 bis 1507 setzte Raffael sich mit allen zeitgenössischen Einflüssen auseinander, wo zahlreiche seiner hoch geschätzten Madonnenbilder entstanden. Etwa 15 Madonnen, wie auch die Madonna del Granduca, die wohl früheste Madonna mit Kind, ist nach dem Großherzog (Granduca) der Toskana Ferdinand III. benannt. Der Großherzog Ferdinando III. aus dem Haus Habsburg-Lothringen war unzertrennlich mit dem Bild verbunden. Es heißt, dass er es 1799 während der napoleonischen Besetzung erworben hatte und es auch im Exil in Österreich und auf seinen Reisen mit sich führte. Die Lothringer übernahmen nach dem Tod des letzten Medici im Jahr 1737 die Leitung der Regierungsgeschäfte im Großherzogtum Toskana und logierten im Pittipalast in Florenz bis 1859 in dessen königlichen Gemächern, in der sich heute die größte zusammenhängende Ausstellung von Werken Raffaels weltweit befindet.
Das Bildnis ist schlicht, einfach in der Entschlüsselung, aber beeindruckend. Die natürliche Körpersprache drückt mütterliche Zärtlichkeit und innige Verbundenheit vollkommen aus. Die elegante Malweise wird von Leonardos "Helldunkel" beeinflusst, wobei sich die unscharf umrissenen Figuren vom dunklen Hintergrund abheben. Das Bild ist wahrscheinlich später übermalt worden. Ursprünglich dürfte die Madonna mit dem Kind vor einer Landschaft mit einem hellen Himmel gestanden haben, was verschiedene Röntgenaufnahmen zeigen. Der dunkle Bildgrund, mit Verzicht auf die Landschaft, verleihen Volumen und Plastizität und ermöglicht das sich die beiden Figuren, Mutter und Kind vom Hintergrund abheben. Auch das Schattenreiche, nur in geringen Partien aufgehellte Gewand wurde wahrscheinlich später hinzugefügt. Raffael arbeitet immer auf der Grundlage eines präzisen Entwurfs und einer ausgeprägten Geometrie der Formen.
Wenige Jahre nach der florentinischen Schaffensperiode wurden Raffael und Michelangelo, der die Decke der Sixtinischen Kapelle malte erneut in Rom zusammengeführt. Nachdem Raffael den ersten Teil dieser fertiggestellten Fresken zu Gesicht bekam, entschloss er sich, seinen eigenen Stil zu verändern, indem die Darstellung seiner Figuren zunehmend dynamischer wurden und er ihnen mehr Größe und Würde verlieh.
In seiner zweiten Schaffensperiode in Rom 1508 bis 1513 entstanden seine berühmtesten Werke: Die Wandgemälden der päpstlichen Gemächer in der "Stanza della Segnatura" die von Papst Julius II. als Bibliothek und Studierzimmer genutzt wurden und in denen Mitte des 16. Jahrhunderts vom höchsten Gericht des Heiligen Stuhls wichtige Dokumente unterzeichnet wurden. Papst Julius II. war von der Arbeit Raffaels so begeistert, dass er alle anderen in diesen Räumlichkeiten eingebunden Künstler auf der Stelle entließ.
Als absolute Meisterwerke der Hochrenaissance gilt das Fresko "Die Schule von Athen" (1510), in dessen Zentrum Plato und Aristoteles stehen. Umgeben sind sie von Weltweisen der Astrologie und Philosophie sowie Zeitgenossen Raffaels, die gemeinsam im Gespräch abgebildet sind. Am rechten Rand des Freskos stellte Raffael ein Selbstbildnis dar.
Ebenso ließ sich der Papst von Raffael porträtieren. Das Porträt ist heute in den Uffizien in Florenz ausgestellt und wirkt so naturgetreu und ähnlich, als ob es lebendig wäre.
Etwa zur gleichen Zeit schuf Raffael auch sein berühmtestes Madonnenbild, die Sixtinische Madonna (1512) für den Hochaltar der Klosterkirche Sant Sisto in Piacenza (heute Dresden Gemäldegalerie Alte Meister im Zwinger).
Sein Ruf als ruhmreicher Maler und sein freundliches Wesen verliehen ihm großes Ansehen. Neben vielen Aufträgen, die er als gern gesehener Künstler durch die am Hofe verkehrenden Persönlichkeiten erhielt.
Raffael war nie verheiratet. Seine Muse, Margherita Luti, Tochter eines Bäckers in Rom ist unter dem Namen 'Fornarina' bekannt und in mehreren seiner Werke verewigt, wie beispielsweise "Ritratto di donna" ebenso in der Galleria Palatina im Palazzo Pitti in Florenz.
Der Kunsthistoriker Giorgio Vasari berichtet in den Viten das Raffael an seinem 37. Geburtstag, einem Karfreitag, an einem Aderlass zur Kurierung einer Geschlechtskrankheit in Rom verstarb, die er sich aufgrund seiner Beliebtheit bei Frauen zugezogen haben soll. Zeitgenossen sprechen vielmehr mit hoher Achtung von seinem sittlichen Charakter. Andere Quellen berichten, sein Tod wäre die Folge einer Erkrankung am Sumpffieber gewesen. Eine dramatische Todesursache wie z.B. die Pest wird von Historikern auch in Betracht gezogen. Raffael wurde auf eigenen Wunsch im Pantheon in einem antiken Sarkophag beigesetzt.
Raffaels Werk galt ganz dem Ideal der Schönheit. Für ihn besitzt die Kunst, vor allem ästhetischen Wert. Das damals neu formulierte Kunstideal, „das Schönheit und Wahrheit mit der Autorität der klassisch-antiken Tradition und wissenschaftlichen Grundlagen verband, wurde zur Norm und sollte über die gesamte Stilentwicklung der Neuzeit bis in die jüngeren Jahrzehnte unerschüttert bleiben".

