Logistica dell’ortofrutta: dove si può migliorare
Fiera Fruit Logistica
Nei giorni scorsi si è tenuta a Berlino (Germania) la fiera Fruit Logistica che, come ogni anno, ha saputo richiamare 2.800 espositori provenienti da 84 Paesi rappresentanti, la più completa panoramica mondiale della catena del valore aggiunto per il commercio ortofrutticolo. Oltre 65.000, inoltre, sono stati i visitatori provenienti da 135 Paesi. Nel 2015 oltre 1,9 miliardi di tonnellate di frutta e verdura sono state prodotte a livello mondiale. Nella capitale tedesca erano presenti tante aziende italiane della logistica, dei trasporti, terminal portuali e spedizionieri in cerca di nuovi affari, nuove rotte e nuove opportunità di business.
I problemi della logistica dell'ortofrutta
Il costo della logistica, però, erode oggi dall'80 al 100% del prezzo dell'ortofrutta pagato al produttore. Lo sostiene uno studio intitolato "La logistica delle pere: le nuove tecnologie e i costi per affrontare i mercati del mondo" realizzato dai docenti dell'Università di Bologna, Carlo Pirazzoli e Alessandro Palmieri.
«Abbiamo sviluppato la ricerca sulle pere – spiega Carlo Pirazzoli, ordinario del dipartimento di scienze agrarie all'Università di Bologna e coordinatore del corso di laurea in Economia e marketing nel sistema agroindustriale – ma il ragionamento può essere replicato su qualsiasi altro prodotto ortofrutticolo. I risultati dimostrano come la logistica per l'ortofrutta incide sul 40% del prezzo finale, contro il 10% di un qualsiasi prodotto industriale. E arriva anche al 100% sul prezzo pagato al produttore. Ciò deriva soprattutto dalla necessità dei tempi brevi di consegna, ma anche dal fatto che nessuno vuol fare magazzino, perché significherebbe introdurre costi di giacenza».
Uno dei fattori di inefficienza risiede nel fatto che il sistema logistico italiano dell'ortofrutta risale al secolo scorso quando questo comparto d'attività non era ancora globale ed era impostato su logiche distanti da quelle odierne. Un meccanismo obsoleto che produce inefficienze che appesantiscono la filiera.
«Ci sono inefficienze – chiarisce Luca Lanini, docente di Logistica e supply chain management, senior advisor C-Log Centro di ricerca sulla Logistica dell'Università Carlo Cattaneo – non solo nella dinamica dei trasporti ma anche legate alle abitudini di consumo. Nel primo caso si potrebbe lavorare sulle piattaforme logistiche, che rappresentano un passaggio fondamentale e che gestiscono la totalità dei trasporti della Gdo e il 70% del comparto ortofrutticolo contro il 35% gestito dai mercati all'ingrosso. Il punto è: come è articolata la piattaforma e se ha senso crearne di nuove, o sia sufficiente rendere più efficienti quelle già attive».
Incide sull'efficienza del sistema logistico anche il fatto che oggi si lavora con lead-time strettissimi. I tempi tra raccolta e vendita sono sempre più brevi e questo velocizza le relazioni commerciali con la conseguenza che non c'è più tempo per pianificare e trovare le soluzioni ottimali.
Dall'analisi condotta dell'università di Bologna emerge inoltre che non ci sono differenze significative tra il trasporto per la vendita sul mercato italiano e quello sulle piazze estere. Nel primo caso i costi di logistica oscillano tra il 40 e i 50 centesimi al chilo, di cui circa 30 spesi per la refrigerazione e altri 10 per il trasporto e gli oneri accessori. Per l'export, il costo complessivo della logistica viaggia tra i 50 e i 60 centesimi al chilo, con il condizionamento che incide fino a 42 centesimi, trasporto e oneri accessori tra i 10 e i 15.
«C'è anche un problema di efficienza di carico – prosegue spiegando Pirazzoli – dal momento che i nostri autotreni viaggiano mediamente pieni al 60% e questo dipende dal fatto che il sistema degli autotrasportatori italiani è fatto da una miriade di attori che si accontentano di fare carichi più leggeri pur di lavorare». Lo studio sottolinea inoltre che a causa della maggiore incidenza del costo del lavoro (che in Italia è superiore del 50% rispetto, ad esempio, ai concorrenti spagnoli) e la migliore qualità dei nostri prodotti, il prezzo ad esempio delle pere italiane sui mercati esteri è superiore alla media europea fino a 25 centesimi al chilo come nel caso dell'export verso gli Usa.
Logistica dell'ortofrutta: esigenze particolari e soluzioni dedicate
Nel mondo i traffici di frutta viaggiano via aereo o via nave. In quest'ultimo caso sta diffondesi sempre di più l'utilizzo del container che ha mandato in soffitta navi reefer specializzate come le bananiere e terminal dedicati al solo imbarco e sbarco di frutta.
Praticamente tutti i porti sono dunque in grado oggi di movimentare prodotti ortofrutticoli semplicemente attrezzandosi per movimentare container. Non tutti, però, hanno le attrezzature a terra necessarie per lavorare in questo comparto, come l'allaccio elettrico per i container refrigerati sui piazzali e i magazzini a temperatura controllata.
Lo scenario italiano
Nello scenario italiano attuale, gli scali che hanno messo in mostra alla fiera Fruit Logistica di Berlino le proprie specificità erano i tre porti liguri (Savona, La Spezia e Genova), Livorno, Civitavecchia, Taranto, Ravenna, Venezia e Trieste.

