Supply chain in miglioramento, la visione delle aziende è propositiva
La crisi pandemica ha generato notevoli criticità nelle Supply chain globali (i picchi relativi alle interruzioni sono stati riscontrati nell’aprile 2020 e nel dicembre 2021). Dopo questo periodo, seppur con molte incertezze, la pressione ha iniziato lentamente a calare; la fase di risalita si è avviata nel mese di giugno 2023 (la tendenza è continuata anche a luglio 2023). I dati sono emersi dal Global Supply Chain Pressure Index (Gscpi), un indice elaborato dalla Federal Reserve Bank di New York, la banca regionale del Several Reserve System – il sistema bancario centrale degli Stati Uniti – sulla base di indicatori globali.
Com’è ormai noto, l’avvento del Covid-19 inizialmente e la guerra tra Russia e Ucraina successivamente avevano infatti condotto a una serie di problemi, come il blocco delle catene di fornitura, la difficoltà di reperire i materiali e l’aumento esponenziale dei costi; questo ha causato un impatto sull’operato delle aziende, costrette a rivedere i loro modelli di business per non disperdere il loro lavoro e non farsi travolgere dai grandi cambiamenti. Le Supply chain, si può dire, sono state pensate – in passato – per essere economiche (delocalizzando i processi produttivi in altri Paesi si sono riscontrati vantaggi competitivi non indifferenti), ma non flessibili e resilienti. D’altra parte, per fronteggiare le discontinuità emerse, di recente, si è sviluppato il fenomeno del reshoring, ovvero il rientro a casa delle aziende che in precedenza avevano spostato i processi produttivi all’estero.
Dai dati di Gscpi si rileva che a maggio 2023 il parametro era al minimo storico di -1,56 (questo indica una situazione di fluidità). A giugno 2023 il valore è risalito a -1,14, per raggiungere a luglio il dato di -0,90. Previsioni sulla sua evoluzione non sono disponibili; tuttavia, per orientarsi in questo scenario, occorre segnalare che nei momenti più difficili si trovava a quota 3,13 (aprile 2020), fino a raggiungere il 4,31 nel dicembre 2021. Da quel momento ha iniziato a calare continuativamente, a eccezione di due picchi che si riconducono ad aprile (3,42) e a dicembre (1,25) del 2022.
Riduzione dei costi e adozione di nuove tecnologie
In un contesto geopolitico incerto, le imprese sono propense ad affrontare i problemi relativi alle catene del valore e agire su di esse per ripartire. Una fotografia rispetto le azioni delle aziende è stata scattata da Boston Consulting Group, che ha condotto una survey intervistando circa 800 manager a livello globale dal titolo Ceo outlook 2023: caution, optimism, and navigating the road ahead, da cui emerge che tra i primissimi fattori di rischio percepiti ci siano l’inflazione, l’incertezza sulla situazione economica e i cambiamenti nelle catene di approvvigionamento (quasi il 40% degli intervistati ha dichiarato di voler intervenire sulla Supply chain). A ogni modo, il 79% ha espresso fiducia nelle prospettive della propria azienda nel 2023. E mentre il taglio dei costi è la loro priorità, molte imprese lo fanno con modalità volte a ridisegnare i modelli organizzativi e a migliorare la resilienza.
La ricerca mostra, infatti, che un approccio equilibrato volto alla riduzione dei costi fornisca un vantaggio competitivo. Per avere un'idea di quanto siano preparati dirigenti e manager ad affrontare le sfide future, Bcg ha chiesto loro di valutare le capacità di resilienza delle loro aziende (rispetto a 19 dimensioni chiave). Secondo questa autovalutazione, il 12% degli intervistati ritiene che le proprie aziende abbiano sviluppato forti capacità di resilienza.
Questo perché il loro focus è stato sull’investimento delle risorse liberate attraverso la riduzione dei costi per sostenere la crescita. Il 68% dei leader ha dichiarato di investire nell’innovazione di prodotto e di processo, rispetto al 44% degli altri dirigenti intervistati nel proprio settore. Una parte maggiore prevede di investire in assunzioni, fidelizzazione, miglioramento delle competenze, innovazione del modello di business e iniziative sul clima e sulla sostenibilità.
In questo quadro, i dati rivelano che le priorità di investimento sono differenti tra le varie regioni: in Nord America, il 63% degli intervistati ha dichiarato di avere intenzione di investire nelle assunzioni, mentre in Asia il 66% ha citato investimenti in tecnologie digitali e Intelligenza Artificiale (AI), e il 55% in Europa ha citato clima e sostenibilità.
Rispetto l’AI, secondo quanto riportato da Bcg, è opportuno comprendere in che modo può favorire i risultati aziendali e migliorare le performance. Ma non solo: occorre inserirla in una visione di ampio respiro, reinventando i processi, incentivandone l’adozione e sviluppando le giuste abilità, facendo attenzione anche ad aspetti di governance. Se utilizzata adeguatamente, non si limita a ridurre i rischi, ma contribuisce al miglioramento delle prestazioni e alla generazione di valore nelle catene di approvvigionamento. Per esempio, grazie all’analisi di grandi quantità di dati può fare previsioni sulla domanda e analizzare i costi, in modo da poter fare pianificazioni sul lungo periodo (l’idea è quella di anticipare gli ordini per soddisfare le esigenze): in questo modo, si agevolano i processi di acquisto. E si rendono anche più sostenibili nel tempo.

