Riflessione sulla centralità della logistica nella gestione di eventi catastrofici
Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio una devastante sequenza di scosse sismiche e ha raso al suolo una vasta area situata a cavallo tra Turchia e Siria con conseguenze catastrofiche per la popolazione locale.
In emergenze di questo tipo chi è chiamato ad intervenire deve immediatamente stilare una sequenza di priorità dato che la tempestività di intervento è da subito fondamentale per salvare vite: con il trascorrere di ogni ora risulta sempre meno probabile trovare superstiti tra le migliaia di dispersi probabilmente intrappolati tra le macerie.
Il primo requisito necessario al compimento dei miracolosi salvataggi cui abbiamo assistito nei lunghi giorni immediatamente successivi alla tragedia è rappresentato dal coraggio degli uomini, dei soccorritori che hanno messo a repentaglio la propria vita per raggiungere coloro che hanno ritenuto di poter salvare, in situazioni dove, almeno inizialmente nessuno avrebbe potuto garantire la loro sicurezza.
A corredo di questo patrimonio umano inestimabile è poi una gestione logistica efficace, pronta e coerente, a poter garantire dapprima il raggiungimento delle situazioni più emergenziali, quindi la messa in sicurezza ed il mantenimento di condizioni accettabili di permanenza sul territorio per superstiti, feriti e per gli stessi soccorritori, quindi a scandire il ritmo delle varie fasi necessarie al progressivo ritorno alla normalità ed al ripristino delle attività produttive nella zona.
FASE 1: L’ORGANIZZAZIONE DEI SOCCORSI
Le persone salvate, quelle sfollate, tutti coloro che hanno bisogno di aiuto e le migliaia di soccorritori operanti nella zona vanno a vario titolo assistiti e forniti il prima possibile di possibilità di collegamento, mezzi di sostentamento, assistenza medica e sanitaria.
Raggiungere le aree colpite e valutare la situazione. Mettere in salvo i superstiti in situazione di difficoltà, soccorrere ed assistere gli sfollati e tentare il più velocemente possibile di raggiungere le molte persone intrappolate sotto le macerie.
Entrano da subito in azione protezione civile, pompieri ed esercito, si attivano inizialmente le logistiche di guerra e vengono allestiti i primi ospedali da campo.
Da subito si tentano di predisporre delle centrali operative in grado di fornire approvvigionamento a soccorsi e soccorritori. Aqua ed energia elettrica inizialmente, poi riparo, cibo, mezzi e ulteriore supporto organizzativo e logistico (non ultimo il ripristino di una linea in grado di consentire il collegamento internet anche a tutti coloro che non sono muniti di tecnologie satellitari).
Vengono subito prese decisioni difficili e dolorose: si valutano quali siano i primi interventi da effettuare, quali le aree da privilegiare, e si decide quindi anche chi tentare di salvare per primo e chi lasciare in attesa di soccorso più a lungo, spesso in balìa del destino.
Nella definizione di queste scelte ancora una volta la logistica è un fattore decisivo dato che vengono privilegiate le aree più facilmente raggiungibili al fine di garantire il successo del maggior numero di interventi possibile: si privilegiano quindi quegli interventi che possono per questioni logistiche e di sicurezza essere effettuati con maggiore tempestività a discapito di quelli che vengono giudicati effettuabili con minore tempestività e quindi con minore possibilità di successo.
FASE 2: L’ARRIVO DEGLI AIUTI
Con il passare delle ore e dei giorni la situazione evolve: sul posto giungono numerose risorse fornite dalla poderosa macchina degli aiuti internazionale, che, ancora una volta utilizzando mezzi e dinamiche delle logistiche di guerra, veicola sul posto mezzi e competenze utili al raggiungimento delle aree più remote e all’erogazione di una serie di servizi fondamentali ma tutt’altro che tecnicamente agevoli da garantire ad una popolazione bisognosa di tutto, ed in aree devastate oltre ogni immaginazione.
I porti, divengono scali fondamentali. Nella fattispecie sono state sospese tutte le attività commerciali e le operazioni di import export lasciando le navi ferme ed ormeggiate, al fine di garantire agli scali funzionanti di privilegiare lo scarico e la rapida messa a disposizione della popolazione del materiale in arrivo da tutto il mondo.
Il terminal container di Iskenderun è stato interessato da un vasto incendio che ne ha compromesso per molto tempo l’operatività, ed è stato interrotto anche il flusso di petrolio dell'oleodotto Kirkuk-Ceyhan che trasporta oltre 450.000 barili dal nord dell'Iraq, il secondo produttore dell'Opec, al porto mediterraneo di Ceyhan in Turchia.
La nostra nave San Marco (partita il 10 Febbraio dal porto di Brindisi) ha raggiunto il porto di Alessandretta il 14 febbraio portando in loco un ospedale da campo, e raggiungendo i materiali e le squadre di soccorso inviate per via aerea tramite quattro C-130 che sono volati verso le zone colpite nei giorni immediatamente successivi alla tragedia.
Gli aiuti umanitari stanno invece ora convogliando in Italia verso il porto di Trieste dove è stato allestito un Hub operativo per distribuire e spedire il molto materiale raccolto dalle associazioni grazie alla generosità degli Italiani.
Il contingente italiano sta operando nei pressi di Antiochia, dove nell’area del campo sportivo Hatay Stadium è stata allestita una base operativa, ma sono diversi e diffusi sul territorio i centri approntati dalla comunità internazionale.
Globalmente gli obiettivi da perseguire in questa fase sono ancora di tipo assistenziale: l’allestimento di strutture ricettive per la popolazione da assistere, l’allestimento di strutture sanitarie e la fornitura dei servizi fondamentali atti a tenere sotto controllo la situazione igienico sanitaria delle migliaia di sfollati; la fornitura di mezzi e tecnologie atte al raggiungimento delle zone remote o pericolose. L’entrata in azione di squadre speciali, droni, mezzi adatti al letterale “arrampicamento” sulle macerie al fine di individuare e raggiungere i superstiti in situazioni altrimenti impossibili da sondare.
Oltre a necessità logistiche sono fondamentali le attività di coordinamento di una macchina dei soccorsi tanto monumentale, ed anche in questo caso, come da ammissione dello stesso Erdogan, purtroppo non sono mancati quelli che a posteriori vengono giudicati come ritardi nei soccorsi, ma che altro non sono che carenze nel coordinamento delle risorse messe in campo, che possono essere ritenute più o meno comprensibili valutando l’emergenzialità ma a che la gravità della situazione generatasi.
La seconda priorità in questa fase è Il tentativo di ripristino delle vie di comunicazione: le strade vanno liberate dalle macerie ed il mondo dell’industria civile mette a disposizione tutti i suoi mezzi e tutti gli uomini in grado di lavorare allo scopo. Bisogna rendere raggiungibili dal maggior numero di mezzi possibile ognuna delle aree distrutte, sia allo scopo di soccorrere i bisognosi, sia allo scopo di garantire la progressiva ripresa delle attività economica di tutta l’area, e non solo delle zone maggiormente colpite.
FASE 3: L’AVVIO DELLE OPERAZIONI DI RIPRISTINO
Una catastrofe di questo tipo presuppone il simultaneo avvio di operazioni destinate a fornire soluzione sul breve, brevissimo tempo (le operazioni di soccorso) e di operazioni i cui obiettivi hanno una prospettiva temporale più dilatata, le cosiddette operazioni di ripristino della normalità.
Sebbene vada considerato che in un panorama di devastazione tanto capillare, come quella manifestatasi in alcune delle aree colpite, probabilmente non sarà mai possibile un ripristino totale delle condizioni preesistenti alla catastrofe, in nessuna di queste si potrà però prescindere da progettare e dal rendere effettive delle operazioni di rimozione di materiali distrutti e pericolanti e delle operazioni destinate al ripristino delle vie di comunicazione, di approvvigionamento energetico e idrico e della rete impiantistica circolante sul territorio.
La gestione della logistica destinata al ripristino delle strade è ancora una volta affidata ad esercito e protezione civile (semmai in questa fase coadiuvata da mezzi e uomini messi volontariamente a disposizione dalla parte civile del comparto logistica & trasporti) ma nella fase immediatamente successiva subentra il ritorno ad una logistica civile, ed al ripristino delle Supply Chain destinate ad alimentare l’economia della zona ed il ritorno alla produttività dell’attività industriale coinvolta dall’emergenza.
L’attività più rilevante nelle zone attualmente paralizzate dal terremoto è rappresentata dalla produzione delle acciaierie turche dell’area di Iskendur (e, dato non trascurabile a livello internazionale, l’importazione di rottami da tutto il mondo presso i porti già citati ad esse correlata) che nei giorni successivi al sisma hanno ovviamente interrotto l’attività dalla quale dipende il 30% dell’approvvigionamento metallurgico del paese.
L’impatto economico di questo fermo non può essere tollerato a lungo e diventa prioritario in questo momento definire quale sia lo stato degli impianti di produzione e quali le necessità per garantire il ritorno all’attività, oltre a definire quale produttività attendersi.
A detta degli operatori del settore c’è cauto ottimismo riguardo allo stato delle strutture, ma c’è meno serenità nell’urgenza di valutazione degli impianti ad esse correlati. Oltre a ciò va considerato che allo stato attuale non è tracciabile il livello occupazionale e lo stato dei lavoratori precedentemente operanti in tali strutture, dato l’alto numero di morti e l’ancor più ingente numero di sfollati che prevedibilmente migreranno verso altre aree meno traumatizzate dalla tragedia.
Il passaggio dalle logistiche di guerra alle logistiche civili è un passaggio fondamentale per il ritorno alla normalità, e se per il riassesto delle Supply Chain della grande distribuzione è lecito attendersi tempi lunghi ma non infiniti, è invece probabile che il ripristino del mercato locale e delle situazioni abitative siano ad oggi operazioni non pronosticabili, vista l’enormità dell’area interessata, la povertà della stessa e la capillarità della devastazione che l’ha riguardata.
Oltre a questo, per quanto riguarda il fronte Siriano di questa tragedia, a pesare moltissimo saranno anche le contingenze di tipo geopolitico, che già escludevano quest’area del mondo dalle grandi Supply Chain internazionali, e che rischiano di sancire l’irrimediabilità dell’isolamento in cui quest’area è relegata attualmente.
A contribuire alla complicazione di questo dramma è stata la politica, e non ci sono ottimizzazioni logistiche che possano lenire le carenze in questo settore.

