Cybersecurity: 5 cose da sapere
Nelle ultime settimane il tema della cybersecurity sembra essere tornato alla ribalta, complici gli attacchi subiti da diverse aziende italiane, ma sappiamo davvero a che punto sono le nostre aziende nella difesa dal cyber-crimine? Ecco cinque fondamentali nozioni da tenere sempre a mente.
1. Tutte le aziende sono a rischio
Per qualche motivo oscuro si è spesso portati a pensare che la nostra azienda non debba preoccuparsi di investire e dedicare risorse all’attività di cybersecurity. Spesso ci si giustifica con frasi del tipo “cosa se ne fanno gli hacker dei dati della mia piccola azienda, quando possono prendere quelli delle multinazionali o delle banche”, un’idea completamente errata perché ai criminali informatici interessa qualsiasi dato, di qualsiasi azienda sia per arrivare ad aziende più grandi, sia perché “bucare” una piccola-media azienda è più facile che attaccare una multinazionale.
2. L’Italia è un obiettivo facile
In Italia vi è una percezione estremamente bassa dell’importanza della cybersecurity e dei rischi che si corrono non difendendosi adeguatamente da potenziali attacchi hacker. Questo, come detto, si riflette in attività di prevenzione pressoché nulle o inadeguate. Terreno estremamente fertile per i cybercriminali che, di fatto, riescono ad accedere alle reti, ai server e, in generale, ai dati senza alcuno sforzo. Sono proprio le aziende medio-piccole del Bel Paese quelle più a rischio perché non investono in questa fondamentale attività.
3. Come ci si difende?
I rischi che si corrono sono ben noti, quello che spesso non si conosce a fondo è la soluzione al problema. L’unico modo possibile per prevenire attacchi ed essere pronti a respingerli o limitarli nel momento in cui avvengono è svolgere una corretta attività di cybersecurity. Tale attività si articola in due filoni: una di tipo “tecnologico” e l’altra di tipo “umano”. Partendo dal primo aspetto è fondamentale che la nostra rete Wi-Fi e i server della nostra azienda siano protetti da un sistema omogeneo di firewall, fisici o virtuali, antivirus con aggiornamento delle definizioni e delle minacce, software di analytics delle attività sui nodi della rete ecc.
Il secondo aspetto riguarda il controllo di quello che accade. Questo si può fare dedicando delle risorse interne altamente specializzate al controllo della rete. Naturalmente è molto più facile affidarsi a un Security Operation Center (SOC) come quello di Alfacod, un team di esperti che controlla, h24 per 365 giorni all’anno, tutto quello che succede alla rete, ai server e ai dispositivi connessi della nostra azienda per prevenire, fronteggiare, contenere, isolare e eliminare minacce e attacchi.
4. L’importanza del fattore umano
L’aspetto più importante però riguarda le persone che lavorano all’interno della nostra azienda. È fondamentale infatti formare adeguatamente il personale, fargli comprendere quali rischi corrono ogni volta che aprono l’allegato di una e-mail, che si connettono a siti potenzialmente pericolosi e, in generale, nelle attività informatiche che svolgono quotidianamente. I dati sugli attacchi informatici, anche di proporzioni enormi, ci dicono che spessissimo tutto nasce dal download di un allegato di una mail o di un “click sbagliato”. La sensibilità del personale e la bravura nell’individuare potenziali pericoli può fare davvero la differenza.
5. Mai pagare il riscatto
Questi attacchi, di solito, prevedono la richiesta di un riscatto da parte dei cyber-criminali che chiedono cifre importanti in bitcoin in cambio della restituzione dei dati.
Non bisogna mai cedere a questi ricatti, innanzitutto perché si va ad alimentare un business criminale. In secondo luogo nessuno ci da la certezza che i dati ci vengano restituiti e che gli hacker ci lasceranno in pace. Il rischio è quello di diventare “schiavi” dei cybercriminali che potrebbero vedere la nostra azienda come un bancomat cui chiedere periodicamente una sorta di pizzo informatico.

