L’innovazione nella supply chain: dove va la logistica?
Il 22 Giugno, presso l’Hotel Crowne Plaza di Milano Linate, si è tenuta l’edizione annuale dell’evento “L’Innovazione nella Supply Chain”, un’occasione per intercettare le macro-tendenze imperanti nel mercato e per immaginare lo sviluppo che interesserà il settore nel corso del prossimio periodo. Dopo i due anni di pandemia la manifestazione si è svolta in presenza, con l’emozione per molti di tornare in questa occasione ad assaporare il piacere di confrontarsi con una platea non virtuale. Nel corso della conferenza sono emersi importanti spunti utili a comprendere le necessità imposte dal panorama attuale e la maniera in cui le aziende che erogano servizi in quest’ambito immaginano di risolverle per conto dei loro clienti.
Le ricerche di mercato:
Durante la manifestazione sono stati citati dati tutt’altro che trascurabili emergenti dalle ricerche di mercato e che, anche in autonomia, possono ben spiegare sia le direzioni sia le motivazioni che spingeranno nei prossimi anni l’evoluzione del settore.
Trovo interessante passare in rassegna quelli che reputo più significativi:
- Il famigerato “ultimo miglio” rappresenta il secondo costo più incidente lungo tutta la filiera logistica (preceduto solo dal costo del personale);
- Il 91% della crescita dei consumi tra il 2015 ed il 2030 è previsto sarà in ambito urbano;
- L’83% dei clienti di servizi di delivery domiciliare non è soddisfatto delle dinamiche o della puntualità del servizio;
- Il 93% delle aziende in ambito Supply Chain è coinvolta in percorsi di trasformazione digitale;
- Il 53% delle aziende del settore dichiara di patire mancanza di competenze e di personale per un miglior svolgimento dell’attività.
Il magazzino di prossimità:
Da questi numeri ben si può intuire perché le esigenze, che le aziende eroganti servizi per il settore stanno tentando di intercettare, orbitano prevalentemente intorno al modello di distribuzione imposto dall’esplosione del commercio online, e della necessità di implementare il più possibile la logistica dell’ultimo miglio, specialmente in ambito urbano. Non è un mistero che nell’ultimo decennio la politica di sviluppo commerciale in ambito GDO sia passata da un modello di distribuzione basato sul Megastore (solitamente in provincia e di dimensioni significative), ad una strategia di presidio dei centri urbani ispirata a logiche di micro fulfillment (quindi piccoli store localizzati in zone centrali di grandi ambiti urbani). Questo perché sempre di più anche le tecniche di fruizione di qualsiasi catena di approvvigionamento richiedono il recapito della merce sempre più vicina all’utente finale, fino a raggiungerlo, nei modelli ormai dilagati con lo scoppio della pandemia, a domicilio.
La necessità di una distribuzione più capillare possibile porta con sè una serie di necessità implicite che i produttori di servizi hardware e software per la logistica hanno in maniera praticamente unilaterale declinato in una direzione: l’automazione di tutte le attività di intralogistica al triplice scopo di poter contenere l’intero inventario in uno spazio più piccolo (soluzione imprescindibile in ambito urbano appunto), di efficientare le operazioni di preparazione e di rendere sempre più rapido, puntuale ed economico il recapito della merce al cliente finale.
Il modello del dark store automatizzato:
La parte del leone in questa edizione della manifestazione l’ha interpretata quindi il magazzino verticale automatico, di cui sono state presentati molteplici declinazioni da parte delle tanti Top Player del settore che hanno sfoggiato i propri progetti più avveniristici.
La quasi totalità degli interventi ha presentato soluzioni dedicate all’allestimento, all’implementazione e, più in generale, al management di una versione automatizzata di quello che viene definito un Dark Store (su derivazione di un concetto introdotto nel 2009 in Inghilterra dai supermercati Tesco), ovvero un magazzino creato esclusivamente per servire il commercio online.
Una versione automatizzata dello stesso ha notevoli implicazioni in termini di riduzione delle necessità spaziali, in quanto consente fondamentalmente di riempire integralmente il volume investito, senza la necessità di corsie per il transito e la manovra dei mezzi per la movimentazione verticale dei carichi (senza nemmeno la necessità assoluta degli stessi).
Le attività di picking vengono svolte meccanicamente, sono gestite dal WMS, e promettono di consegnare al preparatore tutti e soli i prodotti da confezionare per completare ciascuna commessa, con la non banale implicazione di consentire l’attività di preparazione in postazioni ergonomiche riducendo contestualmente il rischio di infortuni e malattie professionali degli operatori addetti).
Non è difficile capire quanto tutte queste feature ben collimino con l’esigenza di portare il magazzino e l’attività di preparazione ordini in zone urbane densamente abitate, dove mancano gli spazi per allestire grandi strutture, ma dove sempre di più risulta interessante poter confezionare e far partire gli ordini da recapitare nelle grandi città: si intende ridurre la distanza da e verso il centro di distribuzione allo scopo di poter fornire un servizio più rapido, elastico e puntuale al consumatore, riducendo contestualmente i costi di trasporto.
I progetti presentati:
La conferenza si è aperta con un interessante presentazione del dott. Massimo Cecchinato, managing director di Savoye, che ha presentato assieme a Giovanni Clavarino (Innovation Manager di COOP Liguria) il Micro Fulfillment Center di Genova Bolzaneto, primo in Italia in grado di stoccare e servire prodotti a tre temperature differenti (potendo quindi gestire anche prodotti freschi e surgelati), fulgido esempio di applicazione in ambito GDO di quanto appena considerato.
Simone Marchetti Sales Development Director, Digital Supply Chain Solutions di Oracle ha presentato varie declinazioni di come il mondo del cloud possa subentrare nella circolazione dei dati e delle informazioni anche in quest’ambito, e di come l’implementazione di servizi avanzati e perfettamente integrati possa consentire un monitoraggio realmente End-to-End.
A seguire è intervenuto Gianluca Marzano, CEO di i-Milani, illustrando versatili soluzioni per lo stoccaggio destinate sia ai magazzini automatici sia alle esigenze distributive più tradizionali, sottolineando come un uso intelligente e consapevole dei materiali plastici possa essere compatibile, ed in alcuni casi anche propedeutico, ad una logistica più sostenibile.
Particolarmente vivace è stato l’intervento di Isabella Longhi Sales Director di Incas SSI Schäfer che, accompagnata da Simonetta Ferla del cliente U-Power, ha raccontato lo sviluppo del magazzino automatizzato realizzato presso il polo logistico di Paruzzaro e di come questo sia stato determinante nell’assolvere esigenze distributive crescenti per volume e quantità di referenze da processare.
Anche Dematic ha presentato una vasta proposta di soluzioni per l’automazione delle operazioni di intralogistica assecondando le esigenze di prossimità imposte dal mercato attuale. Particolarmente suggestive sono state le ipotesi di utilizzo di tecnologie quali droni per attività ispettive da remoto, o la realtà aumentata per avveniristiche sessioni di training e formazione.
L’intervento di Tommaso Del Vento, Head of Business Development per conto di Knapp Italia, ha sottolineato la necessità di prossimità e di capitalizzazione del sistema distributivo dell’ultimo miglio, mostrando soluzioni in grado di gestire il passaggio dal concetto di “Central fulfillment Center” a quello di un “Suburban fulfillment Center” in grado di gestire un flusso di “same day delivery” e di ordini dell’ultimo minuto. Per nulla banale la riflessione sul fatto che l’automazione del magazzino implichi la necessità di centri di controllo multisito.
Paolo Liverani, Sales Executive di Toolsgroup, ha posto invece l’accento su quanto l’ottimizzazione delle scorte diventi sempre più fondamentale sia ai fini di offrire un servizio più puntuale e performante, sia per ridurre costi e sprechi, sia per aumentare la percentuale di reperibilità dei prodotti.
Successivamente è stata Elisabet Fasano ad illustrare ulteriori soluzioni automatiche per stoccaggio, distribuzione e vendita per conto di ICAM. Oltre a ribadire la crescente necessità di prossimità dell’ubicazione dell’inventario al cliente finale, le soluzioni presentate si sono distinte per versatilità e scalabilità. A proposito di questo è stato interessante ascoltare la testimonianza di Alessandro Petino (dell’azienda Rino Petino), che racconta di aver riadattato alcuni punti vendita sottodimensionati rispetto alle esigenze di magazzino imposte dalla committente ADIDAS, presentando un progetto di magazzino automatico verticale. Massima customizzazione di progetti built on demand, quindi.
A seguire è giunto il momento della presentazione di Francesco Mantegna, che ha parlato del sistema di stoccaggio ad altissima densità di AutoStore ed il suo innovativo sistema di picking verticale, in grado di consentire un’ottimizzazione estrema della superficie investita nel progetto e di abbinarla ad un’estrema versatilità di soluzioni per l’automazione, la connettività e l’analisi dati. Gli obiettivi da perseguire anche in questo caso sono la massima prossimità urbana dei CeDi e la maggiore capacità di stock in spazi sempre più piccoli.
L’intervento di Daniel Pagnan, cofondatore di Mox Solutions ha posto il tema delle differenti necessità di pallettizzazione, di picking e di commissionamento imposte dai canali multimercato cui si rivolge la sua azienda, condividendo la sua visione di una logistica completamente integrata End-to-End dal produttore al consumatore, passando per ogni fase della filiera distributiva. Interessante anche la sua riflessione riguardo all’opportunità di disporre di WMS in Cloud.
Chiude la conferenza l’interessante presentazione di Diego Giometti Senior Partner Consultant di SIMCO Consulting, azienda erogante consulenze logistiche caratterizzate dall’elevata multisettorialità. Un servizio in grado di supportare le aziende clienti in vari aspetti del percorso di potenziamento delle proprie performance: dall’individuazione e la valutazione delle problematiche cui si vuole porre correttivi, alla definizione delle dinamiche di intervento da applicare, fino all’allestimento di progetti di automazione. Interessante la discrimine posta in merito ai potenziali limiti di un’automazione troppo esasperata in termini di entità dell’investimento, di complessità di gestione e di necessità manutentive.
In conclusione:
Chi produce servizi per la gestione di attività di distribuzione vede nel magazzino verticale automatico lo strumento per assolvere le esigenze di un mercato profondamente mutato, e per garantire competitività agli operatori del mondo dell’intralogistica. I concetti di Dark Store, di Micro Fulfillment e di magazzino di prossimità caratterizzano l’esigenza che si cerca di intercettare.
La diffusione di sistemi di questo tipo nelle filiere della GDO sta iniziando anche nel nostro paese, nonostante le ataviche arretratezze, la scarsità di risorse da investire e le difficoltà di implementazione operativa. A determinare quanto capillare sarà l’affermazione di questo modello, ritengo sarà il livello di performance realmente conseguibile e la versatilità globale di questi sistemi, data l’elevata stagionalità di alcuni settori ed il sostanziale mutamento continuo delle esigenze da assolvere sia in termini volumetrici sia in termini di quantità di referenze da processare. Sebbene un’elevata standardizzazione delle operazioni sia la chiave per un monitoraggio efficiente e per una produttività oggettivamente quantificabile, è pur vero che questa non sia universalmente possibile secondo le prassi riscontrabili in alcune realtà (dove i formati sono di variabilità estrema, così come le condizioni di ricevimento della merce presso i CeDi). Conseguenza di queste perplessità sono la crescente scalabilità di queste soluzioni automatizzate, e la presentazione di sistemi ibridi (automatici e manuali) di movimentazione interna.

