IL CERVINO: UN MITO ALLA PORTATA DI TUTTI
Non tutte le montagne sono famose solo per la loro altezza; esistono delle montagne che sono dei veri e propri miti attorno alle quali sono fiorite grandi storie di alpinismo: alcune di loro sono stupende forme della natura, altre sono celebri per la loro storia, altre ancora rappresentano o hanno rappresentato vere e proprie sfide per i pionieri e i professionisti delle scalate.
Molti hanno stilato delle classifiche individuando le montagne più belle ma non tutte queste classifiche coincidono; in effetti il fascino e la bellezza di una montagna sono spesso interpretate in modo molto personale; però ci sono nomi di vette che ricorrono in tutte le classifiche, per citarne solo alcune: Cerro Torre, Fitz Roy, Eiger, El Capitan, Tre Cime di Lavaredo, Kilimanjaro e il Cervino. E' proprio su quest'ultima montagna che vogliamo spendere qualche parola perché la sua storia può essere interpretata anche come uno specchio dell'evolversi della società. Alto 4.478 metri nella valle di Valtournenche il Cervino è una montagna perfetta, di forma piramidale si erge isolato dal resto della catena montuosa a cui appartiene; se ci chiedessero di rappresentare graficamente una montagna, saremmo in molti a disegnare una profilo slanciato verso il cielo, proprio come il Cervino.
Per lungo tempo il Cervino fu considerato inviolabile per l'arditezza delle sue pareti. Nel 1800 molti alpinisti si avvicinarono alla montagna senza riuscire a vincerla. I primi tentativi di risalita ben organizzati risalgono agli anni 1858-1859 e in particolare si riferiscono alle esperienze di due famosi alpinisti: l'inglese Edward Whymper e il valligiano Jean Antoine Carrel. Nel 1861 Edward Whymper vide per la prima volta il Cervino e ne rimase innamorato: contattò per organizzare la salita proprio Carrel, noto per il suo interesse alla vetta ma non si pervenne ad un accordo e Whymper tentò, e fallì, la prima salita con una guida bernese sul versante svizzero. In risposta Carrel tentò a sua volta una prima salita dal versante italiano superando la quota dell'inglese e raggiungendo la Crête du Coq. Si susseguirono quindi numerosi tentativi tutti falliti da parte delle due cordate sulle opposte creste, italiana e svizzera. Vinse infine Whymper aprendo una via sulla cresta dell'Hörnli da Zermatt, il 14 luglio 1865; Carrel riuscì a salire solo tre giorni dopo lungo la ben più difficile cresta del Leone da Breuil (oggi Cervinia).
La conquista della cima fu avvolta purtroppo da un velo tragico in quanto 4 dei 7 membri della cordata di Whymper perirono lungo la via di discesa: furono i primi degli oltre 600 morti che oggi questa vetta conta, un chiaro messaggio che dovrebbe fare riflettere chiunque volesse affrontare con troppa leggerezza questa montagna. Questi due alpinisti aprirono le cosiddette "vie normali" (italiana e svizzera) ma molti altri alpinisti nei decenni a seguire aprirono altre vie, spesso più difficili per il tracciato e per la stagione di scalata: una di queste, forse la più famosa, è quella della parete Nord, scalata d'inverno e in solitaria , da Bonatti nel 1965.
Queste imprese dei pionieri di un secolo e mezzo fa fanno un po' sorridere se pensiamo che attualmente sul Cervino ci si cimenta in gare di velocità; vale a dire che ci sono degli atleti che lo scalano di corsa (naturalmente seguendo vie che lo permettono ma che erano anche percorse da Carrel e Whymper). L'ultimo record di salita e discesa da Breuil-Cervinia è stato stabilito il 21 agosto 2013 da Kilian Jornet Burgada in 2 ore, 52 minuti e 2 secondi impiegando 1 ora, 56 minuti e 15 secondi per la salita e circa 55 minuti per la discesa, 22 minuti in meno del precedente record di Bruno Brunodche che risaliva all'agosto del 1995.
Purtroppo non solo leggende ed eroismi attorno al Cervino ma anche brutte notizie; uno studio dell'Università di Zurigo afferma che le ferite provocate dai cambiamenti climatici sono più gravi del previsto. Il Cervino si starebbe sgretolando a causa dei tagli alle rocce superficiali dovuti all'innalzamento termico. Ma non solo: la sua stabilità è messa in serio pericolo a causa di faglie più profonde, create da insidiose infiltrazioni d'acqua.
Naturalmente lo studio non vuole infondere l'idea che da un giorno all'altro questa bellissima montagna possa crollare lasciando solo un ricordo di sè: si tratta di movimenti molto lenti che potrebbero comunque determinare gravi danni nel corso degli anni che verranno.
Dagli anni di Carrel e Whymper il Cervino è diventato un'attrazione turistica di massa; sia dal versante italiano sia da quello svizzero le località di Cervinia-Valtournenche e Zermatt offrono, in estate e in inverno, innumerevoli possibilità di godere la montagna. Tutti ci auguriamo che l'attenzione per l'ambiente, che sicuramente sta aumentando, permetta di beneficiare a lungo degli spettacolari panorami della valle del Cervino, ghiacciai compresi.
