Il ruolo delle donne nella logistica italiana: evoluzione, sfide e prospettive
Il mondo della Supply Chain è tradizionalmente piuttosto impermeabile alla presenza femminile. Le nuove tecnologie, l’incremento della robotica e le mutate esigenze operative sembrano però poter scalfire le principali barriere, e le politiche di inclusione esistenti dovrebbero favorire il superamento dello stigma che allontana le donne dalle attività di logistica.
Negli ultimi anni effettivamente abbiamo assistito a un lento ma significativo incremento della presenza femminile nel settore. Tuttavia, persistono disparità marcate in termini di presenza percentuale, ma soprattutto di ruoli occupati, posizioni gerarchiche e retribuzioni rispetto ai colleghi maschi.
Tentiamo di analizzare la situazione attuale, l'evoluzione degli ultimi cinque anni e le tendenze emergenti.
Presenza femminile nel settore logistico
Secondo i dati Istat, le donne rappresentano il 21,8% della forza lavoro nel settore della logistica in Italia, pari a circa 222.000 addette su un totale di 1.017.000 lavoratori. Questo dato è in linea con la media europea del 22%.
Tuttavia, la presenza femminile varia significativamente a seconda delle mansioni: Nell’autotrasporto, ad esempio, le donne costituiscono solo il 2,1% degli addetti, ovvero circa 14.000 su 667.000 lavoratori.
Nel contempo, negli ultimi cinque anni, il numero di donne in posizioni di responsabilità è cresciuto di oltre il 30%, grazie a un cambiamento culturale e all'adozione di tecnologie che rendono il settore più accessibile.
A quanto pare per le donne, in logistica, è più facile accedere a ruoli di middle management che a ruoli operativi o dirigenziali…
Evoluzione degli ultimi cinque anni
Dal 2018 al 2023, la presenza femminile nel settore logistico italiano è aumentata, seppur lentamente: le donne impiegate sono passate da 221.000 nel 2018 a 222.000 nel 2019, con una crescita dello 0,5%.
Recenti indagini evidenziano però un aumento di oltre il 30% delle donne in ruoli di responsabilità, come area manager e direzione commerciale, nelle aziende multinazionali.
Questo progresso è attribuibile a iniziative volte a superare stereotipi di genere e a promuovere l'innovazione tecnologica, che ha reso molte mansioni meno fisicamente gravose e più orientate alle competenze organizzative e gestionali.
Questi numeri rivelano la motivazione delle aziende verso questo tema, ma anche la scarsa fiducia dimostrata verso una significativa presenza femminile in ruoli operativi, gli unici in grado di consentire una reale rappresentatività percentuale delle quote rosa nel settore.
Certamente le attività di guida di mezzi pesanti e di movimentazione merci sono ancora piuttosto gravose dal punto di vista fisico, e per queste mansioni effettivamente l’impiego femminile è effettivamente scarsissimo. La tecnologia sta intervenendo nell’alleviare l’onere fisico degli operatori, e questo è un fattore in grado di muovere significativamente la situazione nei prossimi anni.
È però altrettanto vero che le attività di distribuzione e confezionamento, soprattutto dopo l’esplosione del fenomeno E-Commerce, sono molto meno “demanding” dal punto di vista fisico, e che, nonostante questo, l’impiego femminile è ancora piuttosto limitato anche in queste mansioni. Segno che, al di là dei limiti oggettivi, anche il pregiudizio ha un ruolo nel determinare questo scenario.
Disparità di genere: ruoli e retribuzioni
Nonostante i progressi, persistono disparità significative: le donne sono spesso associate a ruoli amministrativi o di supporto, mentre gli uomini dominano le posizioni operative e dirigenziali. Questo è dovuto a retaggi culturali che influenzano sia le scelte aziendali che le aspirazioni delle candidate.
Non solo infatti le donne non vengono selezionate per un certo genere di mansioni, ma nemmeno giungono a candidarsi. Questo deve farci interrogare sulla scarsa attrattiva che le attività di supply chain esercitano. Il penalizzante bilanciamento vita-lavoro mal si coniuga con un ruolo che, socialmente (ed in particolare nella popolazione straniera residente in Italia), vede la donna gioco forza relegata a compiti di gestione domestica e familiare.
Anche il tema della retribuzione è sicuramente sensibile. Sebbene manchino dati specifici per il settore logistico, il “gender pay gap” in Italia si attesta intorno al 5%, con variazioni significative tra i settori. Nel settore logistico, si presume che il divario sia accentuato nelle posizioni operative e dirigenziali, dove le donne sono sottorappresentate.
Tendenze attuali e prospettive future
Le tendenze emergenti indicano comunque un cambiamento positivo, che ci fa piacere rilevare: l'automazione e l'adozione di tecnologie avanzate stanno riducendo le barriere fisiche, rendendo il settore più inclusivo. Diverse aziende del settore riportano sui propri siti di aver raggiunto una parità di genere tra i dipendenti, con una presenza femminile superiore al 40% in diverse funzioni aziendali.
L'attenzione crescente verso la diversità e l'inclusione e le incentivazioni vigenti stanno spingendo il settore a rivedere le proprie politiche di assunzione e promozione, ed una maggiore presenza femminile è nelle ambizioni di diverse entità di varie dimensioni.
La logistica italiana sta compiendo passi significativi verso una maggiore inclusività di genere. Tuttavia, per colmare le disparità esistenti, è necessario un impegno continuo da parte delle istituzioni e delle aziende, volto a promuovere l'accesso delle donne a tutti i livelli professionali, ad implementare politiche retributive eque ed a superare gli stereotipi di genere attraverso formazione e sensibilizzazione.
Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile garantire una reale parità di genere nel settore logistico italiano.
Articoli di Gianpaolo Albertoni su LogisticaEfficiente

