Aumentano i contratti Ex Works: + 20% nel 2023
Dall’analisi dei dati volumetrici inerenti il panorama logistico nazionale, emerge chiaramente l’affermarsi di una tendenza che coinvolge in maniera massiccia le aziende che rivolgono i propri prodotti su un panorama internazionale: la notevole crescita dei contratti di esportazione di tipo Ex Works (in acronimo EXW, in italiano “Franco Fabbrica”).
Ex Works: che cosa sono
Queta tipologia contrattuale altro non è che uno dei “termini di consegna internazionale” (Incoterm), ovvero una clausola standard che, in estrema sintesi, prevede che tutti gli oneri, i costi ed i rischi del trasporto siano a carico del Cliente.
Il Franco Fabbrica solleva quindi completamente il venditore da qualsiasi obbligazione riguardo al trasporto dei beni distribuiti, accollando al compratore la responsabilità del recapito e, nel caso di spedizioni internazionali, le operazioni di sdoganamento.
Chi spedisce deve solo rendere la merce disponibile ad essere trasportata, configurandola come unità di carico (banalmente imballandola), e recapitarla puntualmente al luogo designato per il trasferimento della responsabilità. Se il fornitore designasse le proprie strutture per il carico, sarebbe addirittura l’acquirente ad assumersi il rischio del loro utilizzo.
I dati
Il dato emerge dallo studio annuale “Corridoi ed Efficienza Logistica dei Territori”, condotto dall’SRM (il centro studi di Intesa San Paolo specializzato nell’analisi delle filiere produttive e nel settore logistico), che evidenzia un’aumento del ricorso agli ExWorks da parte delle aziende di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna di circa il 20% nel 2023.
Il dato si somma al 55% globale registrato nel 2022, ed attesta a circa tre quarti del totale il numero delle aziende che ricorre a questo tipo di soluzione per l’esportazione dei propri prodotti.
Dalla ricerca emergono anche dati confortanti, come l’aumento del ricorso all’intermodalità, sebbene questa soluzione sia tutt’ora relegata ad una nicchia consistente nel 20% delle aziende esportatrici totali.
Il porto di Genova si conferma protagonista per quanto riguarda il traffico Import-Export nazionale. L’Europa rimane la destinazione privilegiata per l’esportazione, mentre Cina e India sono i protagonisti indiscussi dell’Import.
Un mancato guadagno per il settore logistico?
Certo è che un ricorso tanto massivo agli ExWorks potrebbe risultare in un punto debole del nostro sistema di Export, rappresentando di fatto un ostacolo al fluire internazionale dei nostri prodotti.
Sicuramente la possibilità di fornire ai compratori soluzioni di trasporto e consegna garantite dal venditore sarebbe un asset di competitività importante per chi vende.
Inoltre la politica di delegare al cliente estero l’intero processo di trasporto favorisce il ricorso ad operatori logistici internazionali, risultando quindi in un mancato guadagno per il comparto logistico nazionale.
La buona notizia quindi è che c’è terreno per la crescita ulteriore di un settore che si attesta cruciale per il sistema industriale nazionale, e che di fatto continua ad acquisire volume economico.
Certamente a determinare il dati influiscono pesantemente anche dubbi e criticità inerenti la geopolitica internazionale, ma la cattiva notizia però è che la fiducia sulla competitività delle performance di questo settore è in costante calo persino sul fronte interno, così come la valutazione del rapporto costi\benefici che lo riguarda.
Se l’Europa è la principale meta di destinazione del nostro Export non è molto verosimile che le guerre alle soglie asiatiche o mediorientali incidano così pesantemente sul determinare questo dato (e nel contempo così poco nel mitigare il predominio delle importazioni da Cina e India).
È normale constatare che un fattore dirimente nel determinare questa tendenza è un livello di servizio giudicato perlomeno insoddisfacente rispetto al proprio costo.
Solo un segnale di arretratezza o c’è di peggio?
Diventa quindi naturale interrogarsi sul perché questo avvenga. Certamente ad incidere c’è l’arretratezza tecnologica e performativa di un settore schiacciato da costi difficili da assorbire operativamente.
Il gap tecnologico del settore rispetto al panorama internazionale è in continuo aumento, sospinto da un costo del lavoro che, al momento, continua ad essere quasi impossibile da sostenere nel rispetto delle normative.
L’avvento della tanto paventata digitalizzazione, delle logistiche 4.0 (senza contare le varie “patch” di aggiornamento che già all’estero declinano diversamente), l’implementazione dell’automazione e della robotica, la decarbonizzazione del settore, l’utilizzo delle intelligenze artificiali e dei big data …
Sono tutti territori da esplorare che promettono di proiettare le nostre logistiche verso orizzonti oggi inimmaginabili in termini di performance e di tracciabilità della filiera. Ma sono lontane, lontanissime dalle possibilità (e soprattutto dalle marginalità) economiche della stragrandissima maggioranza degli operatori nazionali.
La realtà attuale contempla il fatto che anche i grandi player internazionali che oggi si affacciano sul settore con acquisizioni massive si trovano a doversi interfacciare con queste arretratezze. Hanno certamente il potenziale economico per superarle, ma questo viene fatto senza redditività, che viene poi imposta a discapito del rispetto delle normative e a costo di compromessi puntualmente rivendicati sindacalmente.
Non è un mistero che la logistica sia un settore sempre più in carenza di addetti, ed a determinare questo fatto contribuiscono pesantemente la catena di compromessi e di sacrifici richiesti (meglio dire imposti) dai “Big Player” di settore agli operatori coinvolti (a fronte tra l’altro di compensi spesso non commisurati allo sforzo).
Di fatto si sta rischiando di consegnare il comparto in mano a coloro i quali hanno la forza economica di affrontare le sanzioni (le cronache sono stracolme di sentenze dei tribunali che condannano Amazon per mancati rispetti di normative nazionali), e non a coloro che osservano regole forse impossibili da rispettare rimanendo competitivi.
Triste ma vero.

