Più valore se c'è la humanfacturing
Ci sono molti modi di intendere e interpretare operativamente i concetti legati alla automazione e più nello specifico alla robotica.
D'altra parte gli ultimi quarant'anni sono stati fonte di continui cambiamenti e di incredibili miglioramenti che hanno portato, attraverso un percorso senza soste, a sviluppare i sistemi produttivi in misura sempre più spinta.
In questa maratona che nei cinque anni più recenti ha assunto ritmi davvero impressionanti, la posizione di Comau riguardo l'argomento è basata su concetti particolarmente evoluti sotto il profilo etico. “ Quando parliamo di robotizzazione – ci spiega Marco Busi, Head of General Industry Products Solutions della multinazionale torinese – abbiamo un approccio all'automazione che non è unicamente il prodotto o la produzione. Per noi il focus è l'uomo. Il nostro sforzo nell'automazione è il desiderio di sgravare l'uomo da tutte quelle attività a scarso valore aggiunto, lasciandogli così la possibilità di potenziare la sua creatività ed il decision making. Processi in cui le macchine sono sicuramente inferiori all'uomo.”
Per questo motivo, quando si parla di robot e di produzione con Comau, il punto di vista con cui ci si deve confrontare deve essere differente per forza.

Ed è in questa logica che rientrano nel mondo di Comau anche strumenti come l'esoscheletro, che pur non essendo un robot assolve comunque il compito di migliorare la vita di chi lo utilizza.
“Il concetto di centralità dell'uomo - prosegue Busi - si ritrova poi in altre direzioni che Comau sta sviluppando. Mi riferisco, ad esempio, alla robotica collaborativa che però deve essere a mio parere vissuta in modo più assertivo rispetto all’enfasi talvolta superficiale di oggi. Perché alla fine la collaboratività consiste nel coadiuvare l'uomo in attività per lui troppo gravose, senza però fargli correre rischi durante il lavoro. Quindi la robotica collaborativa deve riguardare l’applicazione nella sua interezza, senza cadere nel malinteso che porta a pensare che basta che il robot sia collaborativo. Per questo concentriamo la nostra attenzione a tutte le componenti di una applicazione che, nel loro insieme, devono collaborare senza rischi residui con l’operatore. Inoltre, spesso, l’uomo va coadiuvato quando sono in gioco pesi ed ingombri eccessivi. Da qui la nostra scelta di entrare in questo mondo con AURA-170-2.8, un robot antropomorfo con payload di 170 kg, l’unica soluzione collaborativa oggi disponibile per lavori con pesi elevati in spazi significativamente grandi.”

Uno dei punti forti di Comau è la capacità di fornire alla propria clientela non solo lo strumento antropomorfo inteso nel senso più stretto del termine ma anche una serie di altri prodotti, sempre di propria produzione, che hanno lo scopo di rendere più facile il lavoro di integrazione in aree produttive.
“Un altro aspetto che ci caratterizza – è sempre Busi che parla – riguarda il ruolo con cui viviamo la nostra offerta: non ci piace considerarci semplici fornitori di robot, piuttosto riteniamo di essere dei problem solver. Siamo cioè in grado di affrontare qualsiasi necessità di automazione del cliente attraverso i nostri prodotti o nel caso non ce ne sia possibilità, anche con l'integrazione di parti specifiche terze all'interno delle nostre soluzioni.”
Proprio per questo motivo Comau opera lungo due direttrici in materia di integrazione in fabbrica: la prima è quella tradizionale dell'affidarsi a integratori autonomi che sono, del resto, il principale punto di contatto con gran parte del mondo industriale. Accanto a loro però l'industria torinese, forte dei suoi 9000 dipendenti operanti in tutto il mondo e di una esperienza ormai lunga più di quarant'anni nell’ambito della robotica, è in grado di seguire quella fascia di mercato che per un integratore risulta meno agevole da gestire.
Questo per merito di una presenza capillare nel mondo che diventa un’eccellenza quando ci siano specifiche richieste: “ Di solito – spiega ancora Busi – interveniamo direttamente noi solo quando le distanze o le dimensioni della commessa diventano difficilmente sostenibili da un integratore. Oppure quando il cliente ha bisogno di replicare e standardizzare specifiche tecnologie in molti stabilimenti nel mondo o è consigliabile realizzare prodotti customizzati creati ad hoc per l'utilizzatore. È chiaro che si tratta di situazioni un po' al limite per un integratore, che non sempre ha una forza tale da poter affrontare complessità così particolari.”
C'è poi un aspetto che riteniamo sia molto legato al concetto di centralità umana che Comau porta avanti nella sua strategia di crescita: ci riferiamo alla decisione di realizzare dei Tech Days cui sono invitati tecnici di aziende di molti settori applicativi per la robotica. Lo scopo nello specifico è mostrare i passi che si stanno compiendo proprio nel rendere più facile culturalmente l'ingresso della automazione robotica negli impianti produttivi.
“Troppo spesso – conclude Busi – si ritiene che il robot sia il punto di partenza di un ammodernamento di un ciclo produttivo e quindi di una azienda. A mio parere invece il robot è lo step che certifica l'avvenuta crescita. Non serve fare un impianto di altissimo livello se l'azienda non è strutturata nella mente e nelle tecnologie a sfruttarlo appieno. È lo stesso motivo per cui abbiamo creato una Academy dedicata proprio alla crescita della dimestichezza fra uomo e robot. Abbiamo corsi dedicati al top management e ai quadri tecnici, ma anche altri pensati per ragazzini delle scuole elementari per insegnare loro ad avere dimestichezza con questo strumento. Per insegnare a conviverci in modo spontaneo e naturale.”
Insomma, ancora una volta, l'uomo al centro della automazione

