Perché i computer mobile stanno migrando ad Android?
La tecnologia nel mondo del mobile computer e del data capture evolve molto velocemente, di pari passo con quella dei device tecnologici di tipo “consumer” o, talvolta, addirittura più rapidamente.
Quello che è certo è che questi due mondi, quello dell’elettronica di consumo e quello dei dispositivi destinati ad uso industriale, stanno sempre più permeandosi l’uno dell’altro, fino ad arrivare alla produzione di dispositivi “ibridi”, quasi utilizzabili in entrambi gli ambiti.
Un primo punto di tangenza di queste due rette si è avuto negli ultimi due anni con il rilascio, da parte delle case produttrici, dei primi terminali barcode con sistema operativo Android.
Una migrazione che ha raggiunto il suo apice a cavallo tra gli ultimi mesi del 2017 e i primi del 2018 con i principali player del settore, Datalogic, Zebra e Honeywell, che hanno lanciato intere gamme di mobile computer a sistema operativo Android, soppiantando quasi completamente la precedente generazione targata Windows.
È evidente che questo cambio tecnologico è dovuto, non solo alle prestazioni e alle potenzialità del sistema operativo di casa Google, ma anche e soprattutto alla volontà (e spesso alla necessità) di avvicinare un prodotto considerato di difficile utilizzo, poco intuitivo e confinato ad un numero ristretto di applicazioni come un terminale mobile, alla tecnologia che tutti utilizziamo tutti i giorni, tutto il giorno: lo smartphone.
Avere la stessa interfaccia (o comunque molto simile) tra un device destinato ad un uso esclusivamente lavorativo e quello che utilizziamo per una miriade di attività, per lo più ricreative, come navigare in Internet, chattare, giocare, scattare foto e girare video è sicuramente un attrattore enorme che “umanizza” i prodotti industriali, rendendoli più vicini alle abitudini di usabilità di ognuno di noi.
Non è affatto casuale, ma anzi rientra a piè pari in questa logica, che nell’ultimo anno tutte le case produttrici si siano spinte ancora oltre, lanciando sul mercato dei computer mobile col fattore di forma di uno smartphone, fondendo così il mondo “consumer” con quello “business”. Discorso esattamente analogo vale per i tablet industriali che nascono dalla stessa necessità, con il valore aggiunto di poter fungere da terminale veicolare, ovvero montato a bordo di un muletto o di altri mezzi tipici delle aree logistiche.
Il passo successivo è già in via di compimento e riguarda i dispositivi wearable, ovvero i terminali e gli scanner barcode indossabili come anelli o bracciali. Anche in questo caso, sono già presenti sul mercato prodotti wearable molto validi ma il meglio deve ancora venire. È infatti questo specifico segmento quello in cui i produttori stanno investendo e puntando di più per proporre dispositivi che rendano le attività di acquisizione dati sempre più “naturali”, cioè rendendo il device un’appendice del corpo dell’operatore.
Si tratta di una svolta epocale che ha già portato e continuerà a farlo grandissimi vantaggi in termini di aumento della produttività degli operatori, riduzione drastica dei tempi di svolgimento delle attività e maggiore accuratezza nel lavoro.
Tuttavia non bisogna cadere nella tentazione di pensare che un dispositivo “leggero” possa essere adatto a tutte le necessità.
Ad oggi infatti, i terminali barcode “di tipo smartphone” vengono considerati come i prodotti entry level di una qualsiasi gamma di computer mobile. Si tratta di dispositivi perfetti per attività di scansione medie, mentre per un uso intensivo e in condizioni ambientali proibitive la soluzione migliore è rappresentata da terminali più potenti, di tipo rugged, anch’essi con sistema operativo Android.

