Il codice a barre: la pietra angolare della logistica
Quando si parla di logistica le prime immagini che ci vengono in mente sono i carrelli elevatori, enormi pallet di merce, scaffalature imponenti e magazzini perfettamente organizzati. Tutto normale, per carità, ma diamo per scontato e ci dimentichiamo del protagonista silenzioso della logistica, senza il quale tutti gli altri aspetti non avrebbero motivo di esistere: il codice a barre.
Per queste ragioni, oggi vogliamo parlare proprio di lui. Come è fatto un codice a barre? Cosa significano le barre nere e gli spazi bianchi? A cosa servono le cifre presenti? Vediamolo assieme.
Per comodità prendiamo come esempio il codice a barre tradizionale, quello più classico e che siamo abituati a vedere sui prodotti tra gli scaffali dei supermercati: il GS1 Ean 13.
Ogni barra nera o ogni spazio bianco di un codice a barre GS1 Ean 13 si definisce modulo, in questo tipo di codice a barre i moduli sono 95. Il motivo per cui i moduli sono differenti tra loro, ovvero possano essere barre nere o spazi bianchi, è legato alla riflessione della luce. Il codice a barre, infatti, esiste per essere decodificato da un lettore barcode. Il lettore, in pratica, spara un laser sul codice e misura la quantità di luce che ciascun modulo riflette. Le righe nere non rifletteranno la luce e il lettore gli attribuirà un valore binario “0”, mentre gli spazi bianchi la rifletteranno e avranno valore binario “1”.
Alla fine della propria scansione quindi il lettore di codici a barre, otterrà un numero di 95 cifre che sarà composto da tanti “0” e tanti “1”. Questo numero di 95 cifre, viene poi diviso in 15 sezioni, 12 di queste (composta ognuna da 7 moduli) rappresentano simbolicamente le 12 cifre che sono raffigurate nella parte bassa del codice a barre.
Le altre 3 sezioni, invece, vengono usate dal lettore come punti di riferimento, permettendogli, ad esempio, di capire se il codice a barre è orientato correttamente oppure è capovolto.
Veniamo ora alle cifre che sono presenti sotto le barre nere e gli spazi bianchi. Come intuibile dal nome, nel caso del GS1 EAN 13 queste cifre sono 13. Le prime 7 identificano il produttore, al quale è stata assegnata questa combinazione numerica da GS1 (l’ente mondiale che gestisce gli standard del codice a barre), le successive 5 cifre (dall’ottava alla dodicesima) identificano il prodotto mentre l’ultima, la tredicesima, è considerata una cifra di controllo che serve per evitare errori di lettura. Va da sé che la qualità di stampa dei codici a barre deve essere sempre elevata e sottoposta a verifica.
Tutto questo complesso procedimento avviene in una frazione di secondo. Probabilmente è questo il motivo per cui tutti tendiamo a darlo per scontato e a non riconoscergli la giusta importanza. Tuttavia va ricordato che, se non ci fosse il codice a barre, la logistica moderna, quella che conosciamo oggi, non esisterebbe.
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