Outsourcing e retail multi-canale
Come ogni anno, la società di consulenza strategica Capgemini Group ha redatto uno studio – giunto alla sua diciannovesima edizione – sullo stato dell'arte nell'outsourcing logistico, interagendo con più di 770 aziende del settore logistico di tutto il mondo (Nord America, Europa, Asia-Pacifico e America Latina), attraverso survey mirate a valorizzare il mercato attuale e ad approfondire i rapporti tra i fornitori di servizi logistici e i loro clienti (per approfondimenti: "2015 19th Annual Third Party Logistics Study – The State of Logistics Outsourcing").
Uno dei principali temi trattati nello studio riguarda la possibilità, emersa con l'avvento delle nuove tecnologie, di affiancare alla tradizionale vendita in negozio anche le vendite on-line e mobile, dando luogo al fenomeno del cosiddetto omni-channel retailing.
Il fenomeno della multi-canalità delle vendite è ormai diventato di interesse quotidiano, tanto che possedere due o più canali di vendita (nella maggior parte dei casi un sito Web da accostare al negozio tradizionale) sta diventando la regola per i rivenditori, i quali si stanno sempre più attrezzando anche con canali mobile, in modo da stare al passo con i tempi e consentire l'acquisto ai consumatori finali attraverso tablet, smartphone e smart TV.
Ma se da una parte ci sono i retailer che si stanno equipaggiando per aumentare i propri canali di vendita, dall'altro ci sono i fornitori di servizi logistici che sembrano utilizzare un approccio del tipo "aspettare e vedere", cercando di capire quali possano essere davvero le esigenze dei clienti e quali invece le mode passeggere. Lo studio ha infatti evidenziato che il 33% dei provider logistici dichiara di non essere alquanto preparato per gestire il fenomeno, contrariamente al 29% che invece si ritiene competente ed attrezzato per una sua corretta gestione, mentre i casi di eccellenza con performance elevate sono solamente il 2%.
Dallo studio emerge poi che il 36% degli intervistati utilizza centri di distribuzione condivisi, il 16% dispone di centri di distribuzione specifici per canale, il 15% in outsourcing mentre il 33% ne utilizza un mix.

Seppure il 50% degli intervistati ha dichirato di non testare alcuna nuova strategia di evasione dell'ordine, le conseguenze che possono nascere dal multi-channel retailing sembrano essere in realtà molteplici se si considera che il 16% sta già utilizzando (o sta pensando di farlo) la consegna a domicilio da negozi locali; il 15% consegna o prevede di consegnare sette giorni su sette, domenica inclusa; l'11% utilizza o è interessato ai cosiddetti "pickup locker" (armadi che erogano in modalità self-service il pacco acquistato, il quale viene quindi ritirato dal cliente quando preferisce e non obbligatoriamente presso l'indirizzo di casa o dell'ufficio); infine un ridotto 4% degli intervistati sta considerando il bike delivery o la consegna mediante droni.
Come sempre però le informazioni giocano un ruolo fondamentale, tanto che per meglio gestire l'accuratezza dei dati di stock e la consegna del prodotto, le aziende stanno investendo in sistemi di gestione operativa del magazzino (58%), ERP (54%), software per la gestione dei trasporti (54%), componenti aggiuntive di labour management per i WMS (33%), etc.

Dunque, sembra esserci un consenso generale circa il possibile cambiamento, tuttavia non sembra ancora esserne nota la misura e l'impatto, pertanto le 3PL difficilmente potranno riuscire nell'immediato a costruire modelli scalabili ed efficienti. Secondo Shanton Wilcox, Vice President of Supply Chain Management in Capgemini, questa potrebbe essere la nuova evoluzione del modello di business per le 3PL, capace di realizzare delle vere e proprie barriere all'ingresso per il settore.


