Retail e last mile: perché la pianificazione sta diventando una leva strategica (e non solo operativa)
La logistica retail e dell'ultimo miglio è cambiata, non solo per i volumi, ma per la natura della complessità che i responsabili operativi affrontano ogni giorno: finestre di consegna sempre più strette, densità urbana crescente, normative sulla sostenibilità più stringenti e clienti che si aspettano precisione quasi millimetrica sui tempi di arrivo.
In questo scenario, la pianificazione dei trasporti sta smettendo di essere una funzione tecnica di back-office per diventare una leva strategica a tutti gli effetti. Ne abbiamo parlato con Thomas Greiter, Chief Commercial Officer di PTV Logistics.
Una complessità che non si gestisce più "a mano"
"Le reti di consegna di oggi devono tenere conto di molto più della semplice definizione dei percorsi", spiega Greiter. Congestione delle banchine di carico, picchi di domanda variabili, strutture tariffarie complesse, traffico urbano imprevedibile, coordinamento tra ritiri e consegne: fattori che, singolarmente, un pianificatore esperto può ancora gestire. Ma su scala, centinaia di percorsi, migliaia di fermate, più depositi, la pianificazione manuale smette semplicemente di reggere. Secondo Thomas Greiter, la vera differenza competitiva non sta nell'avere più dati, ma nella capacità di trasformarli in decisioni operative eseguibili in tempi rapidi.
Il vero ostacolo non è la tecnologia, è la fiducia
Un punto interessante riguarda le resistenze interne che le aziende incontrano quando valutano di modernizzare i propri sistemi di pianificazione. Secondo Greiter, il freno raramente è tecnologico: "Le aziende non temono l'innovazione: temono di prendere la decisione sbagliata." I team di pianificazione, che nel tempo hanno costruito una conoscenza empirica fatta di eccezioni e deroghe, non adottano facilmente un nuovo sistema se non vedono che è in grado di reggere il confronto con la realtà operativa quotidiana, comprese tutte le sue eccezioni.
I numeri che parlano: due casi concreti
Il caso di ID Logistics è emblematico: l'azienda ha centralizzato la pianificazione di sette depositi, arrivando a gestire l'intera operatività serale con solo due pianificatori che coordinano oltre 400 percorsi e fino a 6.000 fermate.
Ancora più indicativo è il caso di Crisp, supermercato online olandese certificato B Corp, che opera con un modello complesso basato su fasce orarie, flotta elettrica e hub urbani, condizioni non troppo distanti da quelle di molti operatori retail italiani nelle grandi città. I dati parlano di un 11% in meno di tempo di guida, 23% in meno di chilometri percorsi e 13% in meno di costi di trasporto, mantenendo oltre il 95% delle consegne puntuali: un'indicazione che la pianificazione automatizzata, se ben implementata, è un fattore abilitante per modelli di business più sostenibili. economicamente e ambientalmente.
Dalle dashboard alle decisioni
Un passaggio significativo riguarda l'evoluzione del modo in cui i responsabili logistici prendono decisioni. Secondo Greiter, i tradizionali cruscotti di reporting, utili per fotografare ciò che è accaduto, stanno lasciando spazio a strumenti pensati per rispondere alla domanda successiva: cosa fare adesso?
"Le dashboard tradizionali mostrano cosa è successo, ma spesso non bastano quando i manager devono capire perché sta succedendo qualcosa o cosa fare dopo", osserva Greiter, descrivendo un passaggio verso l'"intelligenza decisionale": strumenti, spesso conversazionali e basati su IA, che permettono di esplorare scenari e compromessi tra costo, servizio e sostenibilità prima di decidere, affiancando, senza sostituire, il giudizio dei pianificatori.
Verso un approccio integrato
Un ultimo elemento riguarda la convergenza, sempre più evidente, tra tre livelli decisionali finora trattati separatamente: la progettazione della rete logistica, l'ottimizzazione quotidiana dei percorsi e la suddivisione intelligente dei territori di servizio. "Quando questi elementi lavorano insieme, l'impatto è significativo", spiega Greiter. "Si riduce la percorrenza chilometrica non necessaria, si migliora la distribuzione del carico di lavoro e si crea un sistema capace di adattarsi dinamicamente ai cambiamenti di domanda, traffico o capacità." Un segnale che la pianificazione logistica sta smettendo di essere un esercizio statico annuale, per diventare un processo continuo.

Una riflessione per il settore
La pressione su costi, sostenibilità e livelli di servizio non è destinata ad allentarsi, e le organizzazioni che continueranno a trattare la pianificazione come una funzione puramente esecutiva rischiano di trovarsi in svantaggio competitivo rispetto a chi la sta elevando a leva strategica. Come sintetizza Greiter: "Il futuro non consiste nel reagire più velocemente, ma nel pianificare in modo più intelligente."
