Donatello, San Giorgio (1416 ca), Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Donatello
Quante volte abbiamo sentito parlare di Donatello in un contesto artistico!
Ma chi era? Da dove proviene il suo nome? Cosa ha fatto per essere tanto noto?
Tale privilegio gli deriva soprattutto dalla sua abilità, tecnica e creativa, nelle arti figurative: marmo, legno, pietre, stucco e fusione in bronzo, oro ed argento furono oggetto di creazioni artistiche di piccole e grandi dimensioni, frutto di continue sperimentazioni.
Donatello o Donato, figlio di Niccolò di Betto Bardi, fu uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento fiorentino. Era nato a Firenze nel 1386 da un cardatore di lana; la sua formazione fu quasi certamente presso la bottega di un artigiano, molto probabilmente un orafo. In ogni caso, frequentò a lungo la bottega dei Ghiberti, al tempo di Lorenzo e, forse prima, di suo padre e strinse una profonda amicizia con Filippo Brunelleschi.
Donatello aveva la straordinaria capacità di rendere naturalisticamente vive le proprie sculture, conferendo ad esse una profonda umanità. Il suo modello era la grande scultura dell'antichità classica, in opposizione alla tradizione medievale. Per questo effettuò numerosi viaggi a Roma, alcuni dei quali in compagnia del Brunelleschi. Divenne amico anche di Cosimo il Vecchio, capostipite dalla famiglia dei Medici, che gli commissionò numerose opere e dispose che il suo protetto fosse sepolto nella cripta della chiesa di San Lorenzo, dove una lastra nel pavimento indica ancora la sua tomba.
Numerosissime le sue opere, tra cui, a Firenze, le cinque statue per il campanile, il monumento funebre dell'antipapa Giovanni XXIII nel Battistero, la splendida Maddalena in legno del Museo dell'Opera del Duomo, e il celeberrimo David o il gruppo di Giuditta e Oloferne. Operò anche a Padova: basti ricordare il monumento equestre al Gattamelata e il monumentale altare della chiesa di Sant'Antonio.
San Giorgio
Il San Giorgio è il suo primo capolavoro, un bellissimo esempio della sua abilità scultoria. La statua del Santo protettore dell'Arte fiorentina dei Corazzai e Spadai fu commissionata a Donatello per essere collocata in una delle nicchie esterne di Orsanmichele, la chiesa delle Arti delle antiche corporazioni fiorentine. E lì è rimasta fino a oltre un secolo fa. Oggi, al suo posto è visibile una copia, mentre l'originale è custodito, insieme con altri capolavori del grande scultore fiorentino, nella sala Donatello del museo del Bargello a Firenze. La statua, a grandezza naturale, è originale per il modo in cui si pone rispetto allo spazio circostante, cioè la nicchia in cui è collocata.
La postura, lo scatto della testa del santo guerriero, rivestito di una corazza e ben saldo sul grande scudo che ne ricopre metà della figura, danno l'impressione allo spettatore di un movimento che percorre l'intera composizione che tuttavia rimane statica, quasi che il guerriero dominasse la propria energia, pronta però ad erompere. Sotto la corazza il corpo è perfettamente proporzionato; le braccia, le gambe e il bacino sono quelli di un vero corpo umano, nient'affatto idealizzato. San Giorgio appoggia le mani sullo scudo, le gambe divaricate e il busto e la testa lievemente ruotati esprimono naturalezza di gesti e forme quali non si vedevano dall'epoca classica. Lo sguardo è severo, le sopracciglia sono corrugate, la bocca è ostinata: un giovane popolano trasformato dall'artista in un eroe e in un santo.
Ma è il basamento la parte della composizione che rivela ed esprime pienamente la novità della sperimentazione di Donatello. Si tratta di un manufatto particolare, un rilievo bassissimo, costruito con una tecnica che proprio dallo scultore fiorentino prende il nome di "stiacciato donatelliano", che riduce il volume reale dei corpi ed è frutto dei princìpi della prospettiva lineare teorizzata dall'amico Filippo Brunelleschi.

Nel basamento è rappresentata la scena del drago che cade sotto l'urto della lancia di san Giorgio. Tutte le figure (il cavallo, il cavaliere, la principessa, l'edificio ad archi e la grotta posti alle due estremità, gli alberi che adornano lo sfondo in piani graduati che si perdono all'orizzonte) pur quasi schiacciate sullo sfondo, sono nitidamente cesellate nella pietra in una sintesi perfetta della lezione dell'arte classica e delle sperimentazioni artistiche e scientifiche rinascimentali.
Di Annett Schotte - Di nazionalità tedesca, da 11 anni naturalizzata italiana in quanto, spinta dalla sua passione per l'arte, ha deciso di vivere dapprima in Sicilia per poi stabilirsi in Toscana. Professione: Guida turistica abilitata per Firenze e Provincia
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Donatello, Heiliger Georg 1416, Florenz, Bargello Museum
Wie oft haben wir den Name Donatello in einem künstlerischen Kontext gehört? Aber wer war er und womit erlangte er Berühmtheit?
Dieses Privileg leitet sich in erster Linie von seiner außergewöhnlichen Gabe ab, mit der er die unterschiedlichsten Materialien wie Marmor, Bronzeguss, Holz, Stein, Stuck bearbeiten vermochte.
Im Verlauf seines langen Lebens war er rastlos damit beschäftigt zu experimentieren und dank seiner einmaligen Kreativität hauchte er seinen zahlreichen Meisterwerken so viel Lebhaftigkeit und Geist, in Natur und Ausdrucksform ein, dass er schon zu Lebzeiten große Berühmtheit erlangte.
Donatello oder Donato, Sohn des Niccolò di Betto Bardi ist der größte Bildhauer der italienischen Renaissance vor Michelangelo (1475-1564). Als Sohn eines Wollspinners wurde er ca. 1386 in Florenz geboren. Seine Ausbildung war sicherlich die eines Handwerkers, mit großer wahrscheinlich eine Goldschmiedelehre, denn Dokumente belegen, dass er in der Werkstatt von Lorenzo Ghiberti, der damals an seiner ersten Bronzetür (Ursprung der Renaissance) für das Florentiner Baptisterium arbeitete, tätig war.
Dort lernt er auch Filippo Brunelleschi kennen, mit dem ihm eine lebenslange Freundschaft verband.
Donatello hatte die besondere Begabung für die "natürliche" Kunst, das heißt in erster Linie Menschlichkeit, dem Modell der Antike folgend. Ganz im Gegensatz zur bis dahin vorherrschenden unnaturalistischen Kunst des Mittelalters.
Zunächst erhielt er seine Aufträge von öffentlichen Auftraggebern, wie den Zunftvorständen, später jedoch immer mehr von Privatpersonen wie der legendären Familie der Medici, im besonderen Cosimo der Ältere, der die Herrschschaft über Florenz ausübte. Die beiden Männer wurden gute Freunde und Cosimo der Ältere verfügte vor seinem Tod, dass der Bildhauer (Cosimo stirbt 1466 ca. zwei Jahre vor seinem Schützling) in der Krypta der Kirche von San Lorenzo beigesetzt werden solle, wo eine Gedenktafel im Boden auf sein Grab hinweist.
Zu seinen wichtigsten Werken gehören fünf Statuen für den Domglockenturm, das Grabdenkmal des Gegenpapstes Johannes XXIII im Baptisterium, die hölzerne Maddalena im Dom Museum, ebenso die "Cantoria" Sängertribüne für den Dom in Florenz und in Padua das Reiterstandbild des "Gattamelata" und dem Hochaltar in der Kirche des Heiligen Antonius von Padua.
Das zweifellos berühmteste Werk ist der Bronzedavid, das ebenso wie die Judith und Holofernes starken symbolischen Wert hat. Biblische Helden, die geschaffen wurden um zuerst den politischen Sieg der Medici zu zelebrieren, jedoch nach deren Vertreibung aus Florenz im Jahr 1494 von der Florentinischen Republik als Symbolfigur für den Sieg über der Medici erklärt wurden.
Den Auftrag zu dem Tabernakel und der Statue des Heiligen Georg für das Orsanmichele erhielt Donatello 1417 von der Zunft der Waffenschmiede. Das Orsanmichele, Kirche der alten Florentiner Zünfte befinden sich im Zentrum der Stadt. Jede der vierzehn Nischen entlang der Außenseite des Gebäudes ist mit den jeweiligen Schutzheiligen der Handwerkergilde gestaltet. Der Hl. Georg ist ein wunderbares Beispiel für die bildhauerischen Fähigkeiten Donatellos. Das Original wurde vor mehr als einem Jahrhundert in das nahe gelegenen Bargello Museum überführt, wo es sich zusammen mit anderen Meisterwerken des großen Florentiner Bildhauers noch heute befindet.
Die lebensgroße Statue ist geradezu beseelt und im Vergleich zu dem bis dahin traditionellen gotischen Stil eine absolute Neuheit, mit großem Einfluss auf die nachfolgende Bildhauerkunst. Donatello stellt hier weniger die Kunst der Waffenschmiede in den Vordergrund, sondern vielmehr die Darstellung des kraftvollen und furchtlosen Jüngling.
Der schmale Schild, die entschlossene Körperhaltung – statisch und doch energiegeladen, breitbeinig mit leicht gedrehtem Oberkörper und dem schön modellierten Kopf, mit seinen hochgezogenen Augenbrauen und dem festgeschlossenen Mund verleihen der Figur Geschlossenheit und Ausdruck, und schein nahezu das Abbild eines lebendigen jungen Mannes jener Zeit zu sein.
Die wirkliche Neuheit wird im darunterliegenden Sockel sichtbar. Ein Marmorrelief mit der Darstellung der Kampfszene des eindrucksvollen Heiligen Georg zu Pferd im Kampf mit dem Drachen und der Figur der Prinzessin vor einem bogenförmigen Gebäude greift klar auf antike Vorbilder zurück. Das Relief öffnet den Raum in große Tiefe und ist das Ergebnis der Anwendung der Zentralperspektive. Mathematische Regeln, die sein bester Freund und Architekt Filippo Brunelleschi kurz zuvor erstmals theoretisiert und festlegte.
Dieses am Sockel befindliche Relief wird auch "stiacciato Donatellos" genannt und geht auf eine weitere Neuheit in der technischen Umsetzung zurück. Das Flachrelief ist nur wenige Zentimeter stark und beruht auf dem Prinzip der Abflachung. Der Drache, die Bäume und Landschaft im Hintergrund sind fast nur angezeichnet und verlaufen in feinen Stufen am Horizont.

