Beltion, i magazzini ICAM per governare la complessità nella produzione di liquori
Più referenze, più mercati, differenze minime tra codici solo apparentemente identici. Quando un'azienda non fa solo produzione propria ma lavora anche per conto terzi, la logistica smette di essere un supporto e diventa parte integrante del servizio. Nel beverage, la complessità intralogistica è una questione di combinazioni e somiglianza.
In questo contesto si inserisce l'evoluzione intralogistica di Beltion, realtà storica nella produzione di liquori e sciroppi, oggi impegnata nella gestione di oltre 200 referenze totali, fra prodotti a marchio proprio e altri per terzi. Un modello ibrido, tra produzione su commessa e gestione a sottoscorta, in cui il magazzino diventa un nodo critico per garantire affidabilità, precisione e continuità operativa.
A cambiare non sono stati tanto i volumi complessivi, quanto la variabilità delle referenze e la frammentazione degli ordini. Ed è proprio questa trasformazione a rendere necessario un ripensamento dell'infrastruttura logistica. Beltion si è affidato a ICAM, fornitore di un’ampia gamma di tecnologie per lo stoccaggio intelligente.
Dal drive-in alla gestione per flussi
L’analisi è partita dall’esistente. Il magazzino era strutturato con scaffalature drive-in per concentrare grandi quantità di pallet in poco spazio. Efficace con poche referenze e flussi lineari. Meno adatta quando il numero di codici cresce e la frequenza di picking aumenta insieme alla varietà delle destinazioni.
Con l'espansione del portafoglio e l'espansione di commesse per conto terzi, i limiti sono diventati evidenti. L'accesso ai pallet non era selettivo: per raggiungere un codice specifico, spesso bisognava spostare altri carichi. La separazione fisica tra flussi destinati a mercati diversi era complicata. Ogni inefficienza, moltiplicata per la frequenza, diventava un costo operativo reale.
La risposta di ICAM è stata la fornitura di più tecnologie complementari per uno stoccaggio efficiente rispetto ai materiali e ai flussi di Beltion.
La scelta non è stata sostituire tutto, ma intervenire con precisione: introdurre sistemi a basi mobili COMPATTA distinti per mercato italiano ed estero, e un magazzino verticale SILO² per la gestione delle referenze sensibili.
Basi mobili COMPATTA per risparmiare spazio mantenendo accesso selettivo

Per il mercato italiano, caratterizzato da ordini più frammentati e da un’attività di picking più frequente, Beltion installa due impianti COMPATTA contrapposti, ciascuno composto da 5 basi mobili, per un totale di 10 basi complessive. I due sistemi compattabili, da 260 e 390 posti pallet, presentano basi larghe 2,5 metri e profonde 8,5 metri, con scaffalature su tre livelli di carico per oltre 6 metri di altezza.
Per il mercato estero — spedizioni prevalentemente a pallet intero — un impianto COMPATTA da 496 posti pallet con 3 basi mobili da 2,5 metri di larghezza, 17 metri di profondità con scaffalature su quattro livelli per 8 metri di altezza, dimensionato per supportare flussi più diretti e veloci.
In entrambi i casi il principio è lo stesso: si apre solo il corridoio che serve. Massima densità senza rinunciare all'accesso selettivo. In aggiunta, il sistema Picking, opional dei magazzini COMPATTA, consente di sostenere più attività operative in parallelo senza rallentamenti reciproci, grazie all’apertura di più corridoi a larghezza uomo per il prelievo manuale.
I drive-in non sono stati eliminati ma riposizionati: oggi presidiano le materie prime a bassa movimentazione, mentre le referenze dinamiche — quelle che si muovono, si mescolano, rischiano di confondersi — sono affidate ai sistemi compattabili.
I sistemi sono stati progettati con una visione già orientata al domani: i binari per l'aggiunta di nuove basi mobili sono già installati, così che qualsiasi ampliamento futuro possa avvenire senza interventi strutturali, semplicemente estendendo ciò che già c’è.

Il collo di bottiglia nelle referenze simili
La gestione delle etichette, in Beltion, incideva in modo significativo sull’operatività quotidiana in magazzino.
Prima dell'intervento, le bobine erano stoccate in drive-in e occupavano circa il doppio della superficie attuale. Il processo era lento, strutturalmente dipendente dall'esperienza di singoli operatori. Per raggiungere i livelli superiori servivano scale e il prelievo richiedeva due persone. Il rischio di errore, soprattutto in presenza di codici molto simili, era elevato.
In un’azienda che lavora anche per brand terzi, un’etichetta errata significava compromettere la conformità del prodotto, con conseguenze dirette su resi, rilavorazioni e affidabilità percepita dal cliente.
Il magazzino verticale SILO² per la gestione delle etichette
L'installazione del magazzino automatico verticale SILO² di ICAM ha ridefinito l'intero processo.
Con un ingombro a terra di soli 21,24 m², l'impianto — 5 m di altezza, 6,4 m di larghezza e 3,2 m di profondità — concentra tre colonne di stoccaggio servite da una baia di prelievo e deposito. 63 vassoi da 1.700 × 897 mm gestiscono in modo ordinato e ad alta densità la scorta di bobine. L’integrazione del software del magazzino ICON con il gestionale aziendale Essenzia di Apra, collegato direttamente alle macchine di produzione, garantisce controllo, tracciabilità e servizio efficiente alle linee.
Il confronto prima/dopo è netto: il tempo medio di evasione di una lista di prelievo oggi si è dimezzato.
Con una media di 15 prelievi al giorno, il recupero annuo supera le 300 ore. Ma il vantaggio più rilevante è nel controllo delle referenze: oggi basta un solo operatore, non serve più carrello o scale per il prelievo standard e tutte le referenze sono tracciate. Il rischio di errore non si riduce: si elimina strutturalmente.
La logica di organizzazione degli articoli sui vassoi riflette questa priorità: dove possibile, ogni vassoio contiene il kit completo di etichettatura per una singola produzione — fronte, retro, collarino — così da rifornire prontamente la linea, con una sola movimentazione e tre prelievi simultanei.
In alternativa, l'allocazione delle bobine sul vassoio segue criteri dimensionali per saturare lo spazio disponibile.
Le etichette, sensibili a umidità e calore, sono oggi conservate in condizioni protette: un deterioramento silenzioso che nelle scaffalature aperte passava spesso inosservato è oggi semplicemente escluso.
Una logistica allineata al modello di business
Ciò che rende il caso Beltion istruttivo è la coerenza tra le scelte logistiche e il modello operativo.
Un'azienda che produce a marchio proprio e gestisce commesse per conto terzi convive con due livelli di complessità sovrapposti: la variabilità interna delle proprie referenze e quella esterna imposta dai brand committenti. Ogni errore nell'uno contamina l'altro. Ogni inefficienza nel magazzino si riflette sulla qualità del servizio percepita dal cliente finale. La risposta non poteva essere una sola tecnologia: doveva essere un sistema integrato e coerente.
Due impianti COMPATTA differenziati per mercato separano fisicamente i flussi senza appesantire i processi. Un magazzino verticale SILO² elimina il collo di bottiglia nascosto della gestione etichette e porta il controllo al livello della singola bobina. I binari delle basi mobili già posati per ampliare l’impianto in qualsiasi momento garantiscono che la crescita non significhi rifacimento.
Il risultato non si misura solo nei metri quadri recuperati — circa un terzo della superficie precedente è oggi destinato a nuove linee produttive automatizzate — ma in qualcosa di più difficile da quantificare: la capacità di crescere in complessità senza perdere precisione.
Perché nel beverage, come in molti settori ad alta variabilità, la logistica è la prova concreta di quanto un'azienda sappia mantenere ciò che ha promesso. Oggi, domani e per le referenze che ancora non esistono.
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