Carenza delle materie prime, aumento dei costi e rottura della supply chain, come uscirne?
Carenza di materie prime, aumento dei costi, interruzioni delle supply chain globali, insomma tutto quanto accaduto in Italia e nel mondo fra il post Covid e l’invasione Russa dell’Ucraina… Queste sono solo alcune delle tante le criticità che le aziende hanno dovuto affrontare nel 2022.
Nel corso dell’ultimo decennio, le aziende sono state chiamate a “globalizzare” le proprie operations e sviluppare strategie volte alla riduzione dei costi e all’incremento dei propri margini di profitto. Oggi tuttavia, le sfide lanciate dal Covid-19 prima e dalla crisi economia poi (che hanno segnato l’ultimo triennio) hanno disegnato nuovi percorsi, imponendo alle aziende di riadattare e ripensare al proprio approccio al mercato e alla gestione della supply chain, per meglio affrontare l’aumento dei costi e la carenza di materie prime.
Inoltre, gli obiettivi climatici dell’Agenda 2030 concordati dall’ Unione Europea richiedono una presa di coscienza sulla responsabilità sia dei singoli, sia delle organizzazioni per la salvaguardia ambientale.
Tuttavia, sia che si tratti di una carenza di manodopera, delle conseguenze dei lockdown post Covid, sia della crisi in corso in Ucraina, stiamo vivendo in un mondo sempre più volatile dove gli eventi catastrofici rari, o eventi chiamati "cigno nero", sembrano essere diventati la normalità. Se da un lato questi eventi presentano elementi specifici diversi, le conseguenze sono sostanzialmente le stesse, il che induce a chiedersi: lo scenario "business as usual" esiste ancora come concetto utile quando si pensa alle supply chain o dovremmo accettare che il mondo stia diventando sempre più rischioso e quindi pianificare le supply chain di conseguenza?
Anziché considerare questi eventi o circostanze come "rari", le aziende devono adattare i loro modelli di business per garantire resilienza lungo tutta la supply chain. Per essere resilienti, è necessario digitalizzare i processi produttivi dell’azienda, questo risulta fondamentale in quanto permette di monitorare l’andamento della produzione e della domanda nel tempo, con molta più flessibilità.
Avere una visibilità digitale, consente ai direttori degli stabilimenti, in tempo reale, di poter comprendere di quanti pezzi e materiali vengono richiesti dagli operatori, che cosa stanno producendo, e poter osservare l’andamento delle catene di approvvigionamento.
Oltre ad un vero e proprio cambio di mentalità, è necessario investire in infrastrutture per tenere il passo con la crescita e un'economia in ripresa
Se fino a pochi anni fa gli obiettivi delle aziende, indipendentemente dal settore e dalla dimensione, erano di tipo economico, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio cambio di paradigma da cui nessuno si può più tirare indietro. Infatti, per quanto la profittabilità rimanga importante, le organizzazioni a livello globale si stanno rendendo conto di dover diventare socialmente responsabili, sia come conseguenza di un ambiente normativo sempre più stringente, sia in risposta alle esigenze in evoluzione dei consumatori. Le aziende devono quindi ridefinire le proprie strategie di gestione della supply chain per rispettare questo duplice obiettivo.
Per tutte queste ragioni, definire la propria strategy per la gestione della supply chain è un obiettivo che non può più essere disatteso. Come farlo?
Ad esempio con l’utilizzo di software di Supply Chain Planning & Execution, quali il Plan Cost Optimiser, è possibile rispondere meglio alle “perturbazioni indotte da variabili esterne” grazie alla capacità di simulazione e pianificazione di scenari alternativi.
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