Verso la decarbonizzazione con gli incentivi del Piano Transizione 5.0
L’Europa mira a raggiungere emissioni nette di carbonio pari a zero entro il 2050 (Net Zero), come sancito dall’Accordo di Parigi, fungendo anche da esempio per le altre economie globali. Inoltre, prevede di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030. Si tratta di un percorso che necessita l’implementazione di misure, interventi e azioni che promuovano l’uso di tecnologie, fonti energetiche sostenibili nell’ottica della decarbonizzazione, tenendo conto delle esigenze specifiche dei diversi settori produttivi, dell’economia e delle caratteristiche territoriali e sociali. La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio richiede trasformazioni fondamentali in diversi ambiti, tra cui quello ambientale e tecnologico, e non può prescindere da interventi sistemici basati su un approccio integrato.
In questo scenario, le aziende italiane sono chiamate a rispondere a questa grande sfida epocale, coniugando in particolar modo sostenibilità ambientale e trasformazione digitale per rimanere competitive su un mercato che sta diventando globale anche per le Piccole e medie imprese (PMI). In questo, il piano governativo Transizione 5.0 intende supportare le aziende nel loro percorso di trasformazione green e digitale: si tratta di risorse, pari a 6,3 miliardi di euro, stanziate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimint) con il Decreto Pnrr del 26 febbraio 2024.
Il Mimit ha l’obiettivo di promuovere il cambiamento, sostenendo i processi di innovazione e incentivando pratiche d’impresa più sostenibili ed eco-compatibili. Non si tratta solo della necessità di rispondere alle sfide climatiche globali, ma di restare al passo con le evoluzioni tecnologiche che stanno rivoluzionando il mondo del business. Per favorire, così, la doppia innovazione: sostenibile e digitale.
I progetti supportati sono quelli innovativi e volti a ridurre i consumi
Inizialmente previsto ad aprile, il decreto attuativo del Piano dovrebbe vedere la luce a breve e ora è al vaglio della Corte dei Conti e della Commissione Europea. Il decreto prevede effetti retroattivi: si applicano i principi del Piano Transizione 5.0 ai progetti avviati e completati nell’intervallo di tempo che va dal 1 gennaio 2024 al 31 dicembre 2025.
Sono ammessi ai benefici del Piano Transizione 5.0 i progetti innovativi che riguardano investimenti in uno o più beni materiali nuovi, strumentali all’esercizio dell’attività d’impresa. I progetti dovranno condurre a una riduzione complessiva dei consumi energetici dell’impianto produttivo di almeno il 3% o dei processi specifici interessati dalle innovazioni introdotte di almeno il 5%. Sono anche incentivabili le spese per attività di formazione mirate ad acquisire o rafforzare competenze tecnologiche essenziali per la transizione digitale ed energetica, oltre agli investimenti in beni strumentali per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo (escluse le biomasse).
Gli incentivi offerti sono sotto forma di credito d’imposta alle aziende che investono in progetti innovativi volti a ridurre i consumi energetici. Possono beneficiare di questa misura tutte le imprese con sede in Italia e le organizzazioni stabili presenti nel territorio nazionale, senza distinzione di regime fiscale, dimensioni o settore di attività.
Le aziende hanno intenzione di crescere
Il settore, in effetti, non ha intenzione di rallentare: il 60% delle aziende ha in programma un percorso di crescita nei prossimi due anni (60%). A rivelarlo è l’Osservatorio MECSPE: senza incentivi 4.0 più del 60% degli imprenditori avrebbe ridotto o rinunciato agli investimenti; le aziende pianificano, inoltre, di crescere nei prossimi anni anche grazie al Piano. L’Osservatorio ha sottolineato che, anche se in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la gran parte degli imprenditori del settore (8 su 10) ha un livello medio o alto di soddisfazione relativa all’attuale andamento della propria azienda. Il fatturato rimane stabile o in crescita per il 63%, mentre il portafoglio ordini è adeguato per quasi due terzi delle aziende.
Grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), l’industria sta avendo accesso a un’importante disponibilità di risorse da parte del governo. Più del 50% degli imprenditori, infatti, ha richiesto gli incentivi Industria 4.0 a supporto della propria crescita per investire nella trasformazione digitale (31%), R&D (14%), formazione (26%) e sostenibilità (14%). L’impatto positivo degli incentivi 4.0 apre la strada al Piano Transizione 5.0: un terzo degli imprenditori, del resto, è intenzionato ad avvalersi della nuova misura.
Articoli di Federica Biffi su Logistica Efficiente

