Trasporto merci nei territori a forte stagionalità: criticità strutturali e costi inesorabilmente crescenti
L’estate 2025 si conferma particolarmente complessa per il settore del trasporto merci e della logistica nei territori come le isole italiane del mediterraneo piccole o grandi che siano, caratterizzate in genere da forte stagionalità e dipendenza dal trasporto marittimo. Nonostante gli sforzi delle imprese per contenere disagi e costi aggiuntivi, permangono numerose criticità strutturali che si acuiscono durante i mesi estivi.
Le difficoltà legate alla movimentazione delle merci verso e da questi territori si manifestano durante tutto l’anno, ma la stagionalità rappresenta un fattore di pressione particolarmente rilevante. Nei mesi estivi, infatti, i volumi in ingresso possono aumentare fino a quattro volte rispetto alla media annuale. A fronte di questo picco, l’offerta di trasporto marittimo (o in alcuni casi anche terrestre) non cresce in modo proporzionale. Al contrario, l’incremento del traffico passeggeri — in particolare turisti con veicoli al seguito — riduce ulteriormente la disponibilità di spazio per i mezzi commerciali sulle navi RO-RO, generando incertezza, ritardi e inefficienze operative.
Pur rappresentando un asset strategico per l’economia locale, l’incremento del flusso turistico comporta una domanda aggiuntiva di beni e servizi, che devono essere presenti sul territorio in tempi certi. Questo impone al sistema logistico uno sforzo straordinario, spesso al limite della sostenibilità operativa. È quindi fondamentale che il tema della logistica venga considerato prioritario all’interno delle politiche di sviluppo e programmazione infrastrutturale, a partire dalla garanzia di collegamenti affidabili e adeguati anche per il trasporto merci.
Tra i principali ostacoli, pesa inevitabilmente la condizione di marginalità logistica, che può derivare da fattori geografici, infrastrutturali o climatici, e che comporta costi e complessità operative significative. L’incertezza nelle tempistiche e nella disponibilità di spazi a bordo nave (o in altri mezzi di trasporto) si scontra con l’esigenza delle imprese di mantenere standard logistici elevati e costanti. Di conseguenza, gli operatori sono costretti a sostenere una serie di costi aggiuntivi, tra cui:
- Pernottamenti supplementari per gli autisti;
- Noleggio di mezzi aggiuntivi per rispettare i tempi di consegna;
- Riorganizzazione continua delle tratte e dei flussi, alla ricerca di slot disponibili o porti alternativi;
- Aumento delle scorte nei magazzini locali, per evitare rotture di stock di merci che il consumatore non è disposto ad accettare.
Tutte queste misure, necessarie per garantire la continuità del servizio, gravano sulla competitività delle imprese di trasporto e logistica locali, già messe alla prova da anni di instabilità economica e incertezza normativa.
A peggiorare ulteriormente la situazione, dal 2024 è entrato in vigore il contributo ETS (Emission Trading System), che comporta un sovraccosto diretto sul nolo marittimo. Sebbene la finalità ambientale dell’ETS — ridurre le emissioni di gas serra — sia condivisibile, l’impatto economico sul settore è rilevante. Le aziende di trasporto sono obbligate ad acquistare quote di emissione, con costi che le compagnie di navigazione trasferiscono, almeno in parte, ai trasportatori.
Attualmente, il sovrapprezzo generato dall’ETS può superare il 40% del costo del nolo marittimo.
A titolo esemplificativo, su una tratta marittima media nazionale, il rincaro può ammontare a oltre 200 euro per un autoarticolato standard, incidendo per circa il 40% sull’importo totale del trasporto.
È evidente che un aumento dei costi di trasporto, a carico dei territori che dipendono in modo strutturale dalla logistica via mare o su tratte dedicate, genera impatti rilevanti e squilibri economici che non possono essere ignorati, e che dovrebbero essere adeguatamente compensati da misure strutturali, regolatorie o fiscali.
La domanda che sorge, tanto semplice quanto significativa, è la seguente:
“Chi dovrebbe assorbire questo aumento di costo?”
Per rispondere, è necessario considerare l’intera filiera del trasporto verso territori a forte stagionalità:
- i vettori che imbarcano i propri mezzi,
- le aziende mittenti,
- le imprese commerciali destinatarie,
- il consumatore finale.
Non esiste una risposta univoca. Ciò che appare evidente è che tale scenario rischia di compromettere la competitività dell’intero sistema economico locale, coinvolgendo il comparto industriale, manifatturiero e distributivo.
Allo stesso tempo, se le imprese di autotrasporto o logistica decidessero di non trasferire questi costi aggiuntivi ai clienti, o se questi ultimi rifiutassero di riconoscerli, le conseguenze sui bilanci aziendali sarebbero tali da mettere a rischio la stessa continuità operativa delle imprese coinvolte.
